lunedì 9 marzo 2015

Non sopporti chi ti mastica vicino? Potresti essere un genio.

Soffri di misofonia? Non sopporti i rumori della masticazione chi ti è vicino? Potresti essere un genio. 
Essere eccessivamente sensibile ai suoi è stata una caratteristica di grendi menti geniali del passato come Charles Darwin, Franz Kafka e Anton Cechov.

A tal riguardo,come riporta Metro, gli psicologi ritengono che l'incapacità di recepire le informazioni sensoriali irrilevanti potrebbe essere fortemente legata alla creatività.

Oltre alla storia anche la Neuropsicologia supporta questa tesi sostenendo che chi è tanto sensibile a questo tipo di suoni mostra la capacità di concentrarsi su una vasta gamma di cose contemporaneamente, possedendo quindi maggiori capacità e potenzialità rispetto alla media.

sabato 7 marzo 2015

Ada King, contessa di Lovelace. La prima programmatrice.

Il 14 ottobre si svolgerà l’annuale Ada Lovelace’s Day,istituito nel 2009 per celebrare i conseguimenti delle donne nei campi della tecnologia e della scienza e ricordare la figura della matematica inglese Ada King, contessa di Lovelace, nata nel 1815, nota per aver collaborato alla macchina analitica ideata da Charles Babbagee e per essere la prima programmatrice della storia.

La macchina d Babbage, primo prototipo di un computer meccanico sviluppato per eseguire compiti generici, non fu mai costruita per varie complicazioni politiche e finanziare ma rappresenta un passo fondamentale nella storia dell’informatica, così come altrettanto importanti sono gli studi della Lovelace nella storia dei computer. A metà dell’ottocento Ada Lovelace aveva previsto già usi diversi del mero calcolo numerico, mentre altri, Babbage compreso, si erano focalizzati soltanto su tale aspetto.

Fin da piccola la Lovelace si rivelò una bimba prodigio: iniziò a studiare matematica a 7 anni e, fatto inconsueto per una donna del suo tempo, l’interesse per algebra, logica e matematica dominarono la sua vita. Ada e Charles Babbage si incontrarono nel 1833; già autore della macchina differenziale (un’apparecchiatura meccanica in grado di tabulare funzioni polinomiali), Babbage fu colpito dalle abilità della Lovelace e l’anno dopo questa collaborava agli studi sulla macchina programmabile. Con una lungimiranza incredibile la Lovelace descriveva lo strumento prefigurando concetti di intelligenza artificiale, spingendosi ad affermare che la macchina analitica sarebbe diventata cruciale per il futuro della scienza.

Ada Lovelace morì prematuramente a soli 36 anni, nel 1852, colpita da un cancro aggravandosi probabilmente anche per le errate cura mediche del tempo. Nel 1953, cento anni dopo la morte, furono ripubblicate le sue note sulla macchina analitica di Babbage. La macchina (perfezionando l’uso del sistema a schede perforate inventato per i telai meccanici da Monsieur de Jacquard), è stata riconosciuta come primo modello di calcolatore e gli appunti di Ada come la descrizione di un computer dotato di software. La Lovelace descrive nelle note un algoritmo per calcolare i numeri di Bernoulli, oggi generalmente riconosciuto come il primo programma informatico della storia, motivo per il quale è considerata da molti come la prima programmatrice di computer di tutti i tempi. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha chiamato in suo onore il linguaggio di programmazione Ada, sviluppato verso la fine degli anni settanta.

martedì 3 marzo 2015

La paura del giudizio blocca.

Scritto dalla Dott.ssa Annalisa Barbier

 

La FOBIA SOCIALE viene definita, nel Manuale Statistico e Diagnostico dei disturbi mentali (DSM-IV), come “una marcata e persistente paura di trovarsi in situazioni o di compiere delle prestazioni pubbliche, dove l’individuo può provare imbarazzo”.

L’elemento centrale nella diagnosi di questo disturbo è la presenza di una invalidante paura del giudizio negativo altrui per cui il soggetto, nel forte timore di esporsi a tale giudizio, evita le situazioni in cui deve svolgere un compito davanti ad altre persone. Questo timore tende a generalizzarsi con il tempo, arrivando a riguardare la maggior parte delle situazioni sociali.

 

I soggetti che soffrono di questo disturbo sono particolarmente preoccupati non soltanto di esporsi ad un giudizio negativo, ma anche di mostrare imbarazzo a causa di ciò, sviluppando l’ulteriore apprensione di essere giudicati ansiosi, deboli, strani o stupidi. Quando si trovano ad affrontare una situazione sociale perciò, queste persone hanno paura di mostrare comportamenti considerati inaccettabili, e conseguentemente temono che verranno rifiutati ed umiliati a causa di ciò.

 

I TIMORI PIU FREQUENTI     

Paura di mostrare imbarazzo

Paura di mangiare in pubblico

Paura di non riuscire ad articolare le parole

Paura di risultare sciocchi o inadeguati

Paura di mostrarsi deboli o ansiosi

Paura di dire sciocchezze

Paura di fare male qualcosa pubblicamente (davanti ad amici o colleghi)

…ecc…

 

IL MODELLO COGNITIVO DELLA FOBIA SOCIALE

La psicologia cognitivo comportamentale attribuisce una fondamentale importanza – sia nella nascita che nel mantenimento dei disturbi psicologici - sia al modo in cui vengono soggettivamente interpretati gli eventi che al ruolo dell’EVITAMENTO delle situazioni temute, che impedisce al soggetto di fornire chiare smentite a molte delle sue paure. I circoli viziosi infatti sono i responsabili del mantenimento del problema (figura 1). Nel caso  della fobia sociale, possiamo identificare tre elementi che ne costituiscono le caratteristiche:

1)       Il forte desiderio di dare una buona immagine di sé e di ricevere giudizio positivo dagli altri

2)      Una grande insicurezza circa le proprie capacità di riuscita

3)      L’evitamento (comune a molti disturbi dello spettro ansioso) delle situazioni considerate pericolose, che impedisce di smentire le proprie paure

 

Sono proprio questi elementi ad indurre il soggetto affetto a sentirsi particolarmente preoccupato e spaventato dal giudizio altrui. Quando i fobici sociali si trovano ad affrontare una situazione percepita come potenzialmente pericolosa (sulla base delle loro convinzioni), ad esempio mangiare o parlare in pubblico, hanno paura di compiere errori grossolani, di agire in maniera inadeguata, ridicola o inaccettabile, esponendosi al giudizio negativo e temendo, in ultima istanza, di essere rifiutati o umiliati. Il ruolo delleCONVINZIONI personali è fondamentale: in base a queste il soggetto fobico sociale tende ad interpretare gli eventi come pericolosi e ad attivarsi. Il fobico sociale ha una PERCEZIONE DISTORTA di sé, degli eventi e del giudizio degli altri (che viene sempre dato per scontato come negativo, derisorio e svalutante), e tende ad interpretare tutto nell’ambito di questa convinzione di fondo.

 

Queste paure non riguardano solamente il giudizio degli altri ma compromettono anche l’opinione e la percezione che il soggetto stesso ha di sé. La paura del giudizio negativo, attivando tutta una serie di timori relativi all’amabilità ed alla accettazione sociale, ed al valore intrinseco di sé, dà luogo una percezione di pericolo che a sua volta innesca i meccanismi cognitivi, emotivi e comportamentali dell’ansia.

 

I fobici sociali sono quindi estremamente concentrati a cogliere tutti quegli indicatori di minaccia al proprio valore: come vengono guardati, cosa potrebbero pensare gli altri, il modo in cui si muovono  o parlano, come reagiscono alle loro parole o azioni, ma soprattutto sono eccessivamente concentrati sulle loro risposte somatiche interne (se il cuore batte più forte, se compare mal di stomaco, se percepiscono un pur lieve tremore delle mani ecc…).

 

Questo progressivo aumento dell’attenzione selettiva verso elementi e dettagli marginali, rende sempre più difficile svolgere con efficacia la propria attività e riduce di molto la consapevolezza oggettiva: è come se il soggetto guardasse gli eventi e se stesso attraverso un cannocchiale, sviluppando una visione focalizzata e limitata della situazione generale.

 

Possono fare la loro comparsa sintomicome tachicardia, vertigini, senso di nausea, difficoltà respiratorie, tremori, blocco del pensiero (il soggetto “non riesce a pensare”), disturbi intestinali, rossore del volto ecc. La persona coinvolta sperimenta la sensazione di non poter padroneggiare la situazione, né se stesso nella situazione. Queste manifestazioni quindi rappresentano un’ulteriore minaccia al senso di sé e della propria efficacia: da una parte inducono l’escalation dell’ansia mentre dall’altra partecipano al mantenimento del problema (confermando indirettamente i timori del soggetto).

 

A complicare la situazione compaiono i cosiddetti  COMPORTAMENTI PROTETTIVI (Wells et al., 1995), e cioè tutti quei comportamenti che hanno la funzione di controbilanciare un timore: ad esempio, se si ha paura di far cadere una tazza la si comincia a tenere così saldamente da impedire i movimenti naturali (risultando quindi impacciati ed aumentando il senso di inadeguatezza), oppure per non sbagliare, si ripete mentalmente cosa si deve dire al punto da rendere difficile condurre una conversazione spontanea e fluida (confermando i propri timori di incapacità e inadeguatezza). Queste strategia non solo rischiano di rendere le situazioni davvero imbarazzanti, ma impediscono al soggetti di verificare le loro reali capacità poiché questi pensano che, se tutto è filato liscio, è stato solo grazie ai loro comportamenti protettivi.

 

Uno dei modelli maggiormente efficaci nell’esporre le origini di questo disturbo e le ragioni che lo mantengono attivo, è quello di Clark e Wells (1995; 1997).

 

Esso mostra cosa accade quando il soggetto fobico sociale si trova in una situazione pubblica: 1) la situazione ATTIVA LE CONVINZIONI relative al fallimento e alla propria incapacità E LE IMPLICAZIONI di eventuali sintomi somatici; 2) l’individuo quindi PERCEPISCE la situazione come UN PERICOLO; 3) si attivano le preoccupazioni anticipatorie su cosa potrà succedere ed i pensieri automatici negativi (PAN) relativi (es. se  mi tremano le mani la gente penserà che sono troppo fragile o malato; se sudo penseranno che non sono normale; e se divento ansioso? La gente crederà che sia malato; e se perdo il controllo? Non mi prenderanno sul serio. E così via). Tali PAN sono in grado di provocare una attivazione di tipo ansioso che a sua volta stimola nel soggetto considerazioni negative sullo scarso valore personale, fallimento e umiliazione.

Gli eventuali comportamenti protettivi messi in atto non faranno che contribuire al problema, poiché non solo ostacolano una verifica oggettiva delle proprie capacità, ma aumentano i sintomi temuti (sudare, impaccio motorio, blocco del pensiero ecc) e accentuano la focalizzazione solo su di sé, aumentando l’ansia e rendendo impossibile vedere cosa REALMENTE fanno o dicono gli altri nei nostri confronti.

 

La terapia Cognitivo comportamentale è uno degli standard sdi elezione per il  trattamento della fobia sociale: in grado di modificare stabilmente le convinzioni, le interpretazioni ed i comportamenti responsabili della nascita e del mantenimento del disturbo.


La Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) origina dalla Terapia Cognitiva ideata da Aaron Beck negli Stati Uniti, verso la fine degli anni Sessanta; tale forma di terapia si basava sull’esistenza di una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti, responsabile del modo in cui ogni individuo interpreta gli eventi quotidiani e reagisce ad essi con il suo comportamento.

La TCC, come si evince anche dalla denominazione, si differenzia dalla Terapia Cognitiva poiché ricorre ANCHE all'uso di tecniche di derivazione comportamentista (cioè tecniche volte alla modificazione del comportamento), combinando insieme le due differenti forme di terapia.

 

Riassumendo, la TCC ricorre ai principi e agli interventi delle due tipologie di terapia dalle quali origina e che unisce in un approccio completo, razionale ed estremamente efficace.

 


LA TERAPIA COMPORTAMENTALE

È volta a modificare la relazione esistente tra una determinata situazione (definita situazione-stimolo) ed il comportamento che l’individuo presenta in risposta a tale situazione (comportamento-problema), che è responsabile del disagio psicologico riferito.

Lo scopo è quello di modificare la relazione esistente tra una situazione che crea difficoltà e la modalità automatica e abituale in cui l’individuo reagisce a tale condizione.

Ciò è reso possibile attraverso tecniche che insegnano alla persona ad apprendere nuovi modi di agire e nuove abilità, o che stimolano la graduale e volontaria esposizione alla situazione temuta (come accade nelle fobie e in generale nell’evitamento) e agli stati di disagio. Semplificando possiamo affermare che il razionale della terapia comportamentale è che: più ci si espone ad una situazione temuta e ci si rende capaci di tollerare il disagio, più si apprende ad avere fiducia nelle proprie capacità e ad affrontare in maniera costruttiva le difficoltà.

 

LA TERAPIA COGNITIVA

La Terapia Cognitiva è maggiormente concentrata sui pensieri che influenzano ed guidano le nostre azioni. Essa ci aiuta ad individuare tutti quei pensieri non salutari (disfunzionali e di carattere negativo) che inducono una valutazione inadeguata e scorretta di noi e della realtà (pensieri automatici, pensieri ricorrenti)

Tali pensieri costruiscono a loro volta degliSCHEMI RIGIDI di interpretazione degli eventi, stimolando le emozioni intense e spiacevoli (paura, ansia, tristezza) ed i comportamenti inadeguati che rappresentano il problema presentato dal paziente.

Conoscere tali pensieri disfunzionali può aiutarci a correggerli e ad integrarli con interpretazioni più “sane” e funzionali, migliorando il benessere psicologico della persona.

 

INDICAZIONI

La Terapia Cognitivo Comportamentale è indicata nel trattamento di diversi problemi psicologici:

 

  • Disturbi d’Ansia (attacchi di panico, fobie, fobia sociale, disturbo        ossessivo compulsivo, ansia generalizzata)
  • Depressione
  • Dipendenze
  • Disturbi alimentari
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi di natura psico-somatica (interessate dalla presenza di componenti emotivo-relazionali) quali dolore cronico, cefalee, disturbi gastro-intestinali e alcuni disturbi dermatologici
  • Gestione della rabbia e dell’impulsività
  • Problemi relazionali e di coppia
  • Gestione del cambiamento
  • Gestione dello stress

 

CARATTERISTICHE

La Terapia Cognitivo Comportamentale risponde alle seguenti caratteristiche:

  • SCIENTIFICAMENTE FONDATA

Alcune ricerche condotte sia a livello nazionale (Istituto Superiore della Sanità) che internazionale (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno dimostrato che la psicoterapia cognitiva ha un'efficacia maggiore o pari agli psicofarmaci nella cura di molte patologie psichiatriche: inoltre, se paragonata al solo uso dello psicofarmaco, la terapia cognitiva risulta essere più utile nella prevenzione delle ricadute. E’ riconosciuta dall’American Psychological Association(APA) come la più rappresentativa delle Psicoterapie Supportata Empiricamente oEvidence-Based Practice (Pratiche Basate sulle Evidenze).

  • OBIETTIVI DEFINITI

Lo psicologo cognitivo-comportamentale lavora insieme al paziente anche nello stabilire gli obiettivi  dell’intervento: dopo un iniziale serie di colloqui volti alla definizione dei bisogni e della domanda, il terapeuta stabilisce insieme al paziente gli obiettivi, le priorità, ed una approssimativa durata di terapia (obiettivi e durata possono variare in “corso d’opera”). Sono previste periodiche verifiche attraverso questionari o sessioni dedicate.

  • ENTRATA SUL PRESENTE

La TCC si concentra sul QUI ED ORA: è volta soprattutto a identificare e modificare gli elementi che nel presente provocano il disagio e la sofferenza e su quelli che contribuiscono al mantenimento di essa. Pur considerando anche il percorso di creazione ed evoluzione del sintomo, e dei pensieri e comportamenti disfunzionali.

  • COLLABORAZIONE TRA TERAPEUTA E PAZIENTE

La terapia  cognitivo-comportamentale prevede una stretta collaborazione tra paziente e terapeuta:

-  si discutono insieme gli obiettivi della terapia;

-  si raccolgono dal paziente le informazioni necessarie ed egli viene considerato unico “esperto di sé stesso”

-  il terapeuta dà indicazioni chiare e precise al paziente sulla natura del problema, sul tipo e la durata del trattamento, sulle tecniche che verranno usate in terapia, e gli fornirà gli strumenti necessari affinché il paziente si renda autonomo nell’ affrontare e nel gestire efficacemente disagio e sofferenza in futuro.

  • A BREVE TERMINE

La TCC tende ad essere a breve terminequando possibile. La sua durata varia tuttavia in base alla complessità, alla gravità del problema e alle caratteristiche del paziente: la durata di una terapia volta al trattamento di un sintomo di ansia sarà generalmente più breve rispetto a quella di un problema di personalità.


La psicoterapia cognitiva o psicoterapia cognitivo comportamentale (come viene anche denominata in seguito all’integrazione con tecniche di derivazione comportamentista), è un approccio terapeutico sviluppatosi attorno alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti, grazie agli studi di Aaron T. Beck. Egli si accorse che i pazienti soffrivano a causa della presenza di una serie di convinzioni e pensieri disfunzionali, che fluivano costantemente insieme ad altri pensieri, e che erano responsabili delle emozioni spiacevoli o dolorose che essi provavano in determinate circostanze. Beck pensò quindi che, se il paziente avesse imparato a divenire consapevole di tali pensieri e delle convinzioni sulle quali essi si basavano, avrebbe potuto consciamente comprendere la ragione della propria sofferenza ed i motivi per i quali essa si manteneva nel tempo.

Egli elaborò quindi un nuovo paradigma di intervento terapeutico, che definìPSICOTERAPIA COGNITIVA, basato sulla consapevolizzazione delle emozioni spiacevoli e dei pensieri ad esse associati da parte del paziente. Egli infatti comprese che, insegnare al paziente a riconoscere le proprie emozioni spiacevoli ed i pensieri che le avevano indotte, li aiutava a mettere in discussione le convinzioni disfunzionali ed errate responsabili dei disagi emotivi e psicologici. Si trattava di un approccio terapeutico innovativo, che vedeva il paziente coinvolto in maniera consapevole nell’analisi e nella comprensione dei meccanismi che producono e perpetrano la sofferenza psicologica.

LE BASI TEORICHE DELLA PSICOTERAPIA COGNITIVA

Si tratta di un tipo di psicoterapia basato sulla considerazione che esiste una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti che vengono attuati e che i pensieri, e le convinzioni sulle quali essi si basano, sono responsabili del modo in cui ogni individuo interpreta gli eventi quotidiani e reagisce ad essi con il suo comportamento. Infatti, i nostri comportamenti dipendono dal modo in cui interpretiamo e percepiamo gli eventi e le persone intorno a noi.

Il seguente esempio spiega concretamente quanto ho scritto:  stiamo parlando con un nostro amico, e lui ci risponde in maniera sgarbata:

  1. Possiamo interpretare  tale comportamento come una grave mancanza di rispetto e viverlo come un’offesa. In tale caso  la nostra reazione sarà di rabbia e disappunto ed il nostro comportamento rifletterà tale interpretazione negativa.

  2. Oppure possiamo pensare che si tratti solamente di uno sfogo, legato ad un momento di malessere del nostro amico. In tale caso invece saremo propensi a perdonarlo e ad avere verso di lui un atteggiamento più comprensivo e tollerante.

 

Vediamo quindi che il modo in cuiINTERPRETIAMO gli eventi ed i comportamenti degli altri, influisce decisamente sul modo in cui ci sentiremo e reagiremo ad essi. L’essere umano ha bisogno di interpretare la realtà per poter organizzare l’enorme quantità di stimoli che deve elaborare quotidianamente; negli anni però, tali interpretazioni tendono a diventare automatiche e ad irrigidirsi in schemi che potrebbero non essere più adeguati, né funzionali al benessere della persona, rendendosi quindi responsabili di malesseri psicologici.

Lavorare sulla consapevolezza di tali pensieri, interpretazioni e schemi di comportamento disfunzionali aiuta il paziente a modificarli, e a sostituirli con interpretazioni più sane e funzionali al suo benessere.

 

Il modello cognitivo considera la presenza di tre livelli di convinzioni:

  1. Convinzioni profonde o schemi cognitivi: costituiscono le “fondamenta” cognitive, una sorta di struttura interpretativa di base che regola il modo in cui l’individuo rappresenta se stesso,  gli altri e le relazioni con gli altri, ed organizza il modo in cui egli valuta e dà significato agli eventi e al comportamento proprio ed altrui. Producono pensieri il cui contenuto è considerato una “verità assoluta”, ipergeneralizzati e particolarmente rigidi e resistenti alla messa in discussione. Un esempio è la convinzione di “non amabilità”: l’individuo che nutre questa profonda convinzione, tenderà ad interpretare il comportamento altrui e gli eventi, come prove ineluttabili del fatto che egli non merita amore né considerazione.

  2. Convinzioni intermedie: sono interpretazioni su noi stessi e sugli altri che ci permettono di prendere decisioni ed organizzare le nostre reazioni nella vita quotidiana. Sono espresse da opinioni (ad es. “è umiliante essere tradito”), regole (es. “DEVO essere sempre il più brillante in compagnia”) e assunzioni (es. “SE vinco la partita  ALLORA tutti i ameranno”). Sono più malleabili delle convinzioni profonde.

  3. Pensieri automatici: sono le manifestazioni interpretative più immediate ed accessibili alla consapevolezza conscia. Si tratta di immagini, frasi e parole (es. “non sarò mai all’altezza di fare la tal cosa”), che attraversano la mente di ognuno di noi continuamente, e rappresentano una sorta di “dialogo interno” che guida la percezione degli eventi ed il comportamento.


Secondo il paradigma cognitivo, le convinzioni profonde influenzano le convinzioni intermedie, che a loro volta producono i pensieri automatici: ad esempio lo schema cognitivo “non sono amabile” può indurre la convinzione intermedia “se il partner mi lascia significa che sono davvero indegno di amore”, e tale assunzione può portare al pensiero automatico “nessuno mi amerà mai”.

I pensieri automatici negativi sono quei pensieri che attraversano la mente continuamente, in maniera del tutto automatica ed inconsapevole, e che influenzano le emozioni che proviamo ed il nostro comportamento. Vengono definiti “negativi” poiché esprimono considerazioni di natura disfunzionale e sono responsabili di emozioni spiacevoli (come paura, rabbia, tristezza o frustrazione ecc.)

Alla luce di quanto esposto, appare importante imparare a rendersi consapevoli dei propri pensieri automatici negativi, quelli cioè che sono responsabili di indurre le emozioni negative e quindi i sintomi ed il malessere psicologico. Tali pensieri sono di solito il riflesso superficiale di profonde convinzioni disfunzionali, basate cioè su una visione ed una considerazione parziale e distorta della realtà, che possono essere analizzate e modificate al fine di divenire maggiormente sane e funzionali al benessere psicologico.

Le distorsioni cognitive, rappresentano modalità di ragionamento che non seguono una logica corretta e basata sulla realtà, ma ne rappresentano una visione parziale e distorta. Sono molto frequenti nel nostro modo di ragionare, e spesso sono anche la causa di malessere e disagio psicologico, poiché ci portano ad interpretare gli eventi e ad agire in maniera disadattiva e disfunzionale.

SCARICA LA SCHEDA PER LAVORARE SUI PENSIERI AUTOMATICI:

http://www.psicoterapiapersona.it/app/download/7790045086/IL+METODO+ABC.pdf?t=1411315165

Spero gli articoli siano di vostro interesse... buona continuazione! Diventate Utenti Fissi di questo blog ;) grazie per la vostra attenzione! *LorySmile*

5 modi scientificamente approvati per mantenere la motivazione alta.

“Gli ostacoli non mi fermano. Ogni ostacolo si sottomette alla rigida determinazione. Chi guarda fisso verso le stelle non cambia idea”

– Leonardo da Vinci


Come fai a credere alle mie parole?

Ieri sono capitato in un blog brutto. Grafica noiosa, articoli poco ispirati e poco coinvolgenti.

Mi sono chiesto: perché dovrei credere a questo autore? Perché dovrei prendere quello che dice per la verità assoluta?

Poi mi è passata per la mente l’idea che un ipotetico lettore potesse pensare la stessa cosa di Mindcheats.

Quindi mi sono detto: okay, adesso scrivo un articolo a prova di bomba. E gira che ti rigira, ho messo insieme una serie di ricerche scientifiche con alcuni consigli per tenerti motivato e focalizzato sull’obiettivo.

Un po’ come ho fatto settimana scorsa con i 12 consigli per avere successo.

1 – Trova gli obiettivi giusti

Molte persone si pongono gli obiettivi sbagliati. Credono di volere una cosa, ma in realtà ne vogliono un’altra.

Se non riesci a metterti in azione, forse il problema sta qui e non in una mancanza di motivazione.

Il primo passo, quindi, è di definire con precisione i tuoi obiettivi e focalizzarti su quello che per te è veramente importante. Per farlo dai un’occhiata a questa lista, poniti tre obiettivi per ogni categtoria e scegli solo i tre più importanti per te in questo momento:

Salute e benessere;Crescita personale e passioni;Carriera;Amici;Famiglia;Ambiente;Divertimento;Soldi;Vita sentimentale.

2 – Scopri se hai la motivazione adatta

Quando hai poco tempo da dedicare a quello che vuoi fare, non puoi permetterti di iniziare e lasciare a metà dei compiti. Per questo è opportuno eliminare gli obiettivi che comunque non raggiungerai. Come i propositi di inizio anno.

Io oggi ho dovuto scegliere fra scrivere questo articolo e andare ad allenarmi. Ho scelto questo blog perché il mio peso forma, dopotutto, l’ho già raggiunto.

Per avere sempre la motivazione al massimo, segui questi cinque criteri:

Lo faresti lo stesso se non ci fosse alcuna motivazione estrinseca (come dei soldi) e nessuno sapesse che hai completato l’obiettivo? Se rispondi sì, allora hai quella che gli esperti definiscono motivazione intrinseca. Molto più potente dell’andare alle ricerca della ricompensa o dell’approvazione altrui; Sii specifico. Mai, mai e mai rimanre sul vago quando ti poni un obiettivo. Tu non vuoi studiare per l’esame di maturità, tu vuoi passare con almeno un punteggio di 90 studiando due ore al giorno.Cerca una motivazione positiva. La paura è un ottimo motivatore, ma funziona solo nel breve termine. Sul lungo periodo, solo uno scopo positivo e di miglioramento ti garantirà il successo. Tu non vuoi dimagrire per la paura di problemi di salute, ma perché vuoi vivere meglio.

3 – Visualizzati mentre vai verso il tuo obiettivo

La focalizzazione mentale è uno strumento molto potente per la motivazione.  Immaginati sia mentre sei sulla strada per completare il tuo obiettivo, sia quando l’hai raggiunto.

Ma non fermarti all’immaginazione, fai anche qualcosa di più concreto. Stampa delle immagini che ti ricordino sempre perché ti sei posto un determinato obiettivo, e quali sono i benefici che ne avrai.

Ma non andare troppo oltre: una ricerca di Gabrielle Oettingen per la New York University dimostra che puoi motivarti solo se ti poni obiettivi visti dalla tua mente come raggiungibili.

Un’altra cosa che devi visualizzare sono gli ostacoli che dovrai affrontare. Questo ti aiuterà a superarli più facilmente, perché la tua mente sarà già focalizzata sullarisoluzione dei problemi.

4 – Misura gli obiettivi in ordine cronologico

Una ricerca di Heidi Grant-Halvorson alla Columbia University ha dimostrato che, per raggiungere gli obiettivi, è meglio misurare i progressi piuttosto che la strada ancora da fare.

Se quindi vuoi perdere 20 kili, non pensare che te ne mancano altri 10 dopo 4 mesi di dieta. Pensa che ne hai già persi 10 e datti una ricompensa per la tenacia. Questo non solo terrà alta la tua motivazione, ma ti farà vivere più serenamente.

5 – Trova un grilletto

Dall’inglese “trigger”, appunto grilletto.

O come lo chiama Grant-Halvorson, lapianificazione se-quindi.

Vuoi prendere l’abitudine di andare avanti a scrivere il tuo romanzo ogni giorno? Allora collegalo ad un altro evento quotidiano che non salti mai. Ad esempio, “scriverò per 30 minuti ogni giorno dopo aver preso il caffè.”

Il cervello funziona tramite associazione, e con questa tecnica associerai il caffè allo scrivere. Dopo un mese il cervello lo farà in modo automatico.

In più creare associazioni semplifica la vita, perché la mente metterà il pilota automatico verso una routine positiva e di successo.

Conclusione

Questi cinque metodi per mantenere alta la motivazione sono testati scientificamente. Se anche tu sei una persona che crede nella scienza e nella tecnologia, allora non perdere tempo e inizia subito ad applicarli!

Se invece vuoi qualcosa di più alternativo, potresti provare il mio metodo della moneta magica…

Tu quali altri consigli vorresti dare a chi fa fatica a trovare la motivazione per raggiungere i suoi obiettivi? Fammelo sapere nei commenti!

fonte: mindcheat

lunedì 2 marzo 2015

Vestito Nero Blu o Giallo Oro.

In questi giorni sta spopolando in rete l’immagine del vestito che alcuni vedono blu e nero, altri invece bianco e oro. Si sono susseguite diverse interpretazioni (più o meno romantiche) del perché ciò avvenga. Un elemento sembra essere comune a quasi tutte le teorie: il ruolo della luminosità dello schermo e dell’ambiente circostante. Pare infatti che la diversa interpretazione dello stimolo (in questo caso la foto del vestito), dipenda proprio da questo elemento. La domanda è: perché? Cosa accade al cervello? Numerosi neuroscienziati si sono posti il problema delle immagini ambigue, ovvero immagini che sono viste in modi diversi da persone diverse, o anche dalle stesse persone in momenti diversi. Per capire meglio cosa accade cerchiamo di soffermarci sul modo in cui il cervello dà significato agli stimoli.
1 I processi top-down e bottom-up
Per interpretare, e quindi dare senso agli stimoli il cervello impiega 2 meccanismi che lavorano in modo parallelo, quasi sincronico: i processi bottom-up e i processi top-down. I primi estraggono le caratteristiche semplici dello stimolo come colore, forma, luminanza, elementi che da soli non sono dotati di significato, ma che lo acquisiscono venendo combinati insieme durante le ulteriori forme di interpretazione. I meccanismi top-down, invece, estraggono le informazioni dagli stimoli sulla base delle conoscenze della memoria a lungo termine, tenendo quindi conto delle aspettative sulla base di ciò che il cervello sa già, effettuando delle inferenze. Questi due sistemi si integrano a vicenda nella costruzione dell’interpretazione dello stimolo.
2 Stimoli ambigui
Esistono però degli stimoli ambigui, ovvero che non si presentano mai all’osservatore nello stesso modo, ma variano per colore, forma, dimensione, orientamento e prospettiva. Il cervello non riesce ad interpretarli e, per risolvere questo problema partecipa attivamente nella costruzione della rappresentazione della realtà, attraverso il principio di costanza della percezione, ovvero elabora delle euristiche che specificano le modalità di azione dei meccanismi top-down/bottom-up. Talvolta l’ambiguità dello stimolo è tale da non essere risolvibile, quello che accade è che popolazioni di neuroni diversi sono attivate con lo stesso livello di intensità e che competono tra loro per dare un’interpretazione piuttosto che un’altra. Questo evento è strettamente legato alla consapevolezza, infatti, l’individuo diventa consapevole solo di una interpretazione per volta.

In questa immagine si può vedere una giovane di profilo o una donna anziana

I quadrati A e B sono in realtà dello stesso colore

3 Il vestito
Il vestito può essere visto come uno stimolo ambiguo che mette in crisi il cervello. Sulla base di diversi fattori come la luminosità dello schermo o dell’ambiente circostante, i colori cambiano. Una bassa luminosità porta ad attivare una certa popolazione del cervello che codifica per i colori blu e nero, un’alta luminosità fa vincere la competizione a quei neuroni che codificano invece per il bianco e oro.
E voi di che colore vedete il vestito?

FONTE: Berti, Bottini, Neppi-Modona, Elementi di neuroscienze cognitive Carocci, 2007 (pagg. 80-109)

101 notizie sul cervello.

101 verità sul cervello che nessuno conosce

1. Non è vero che si usa solo il 2, o il 5, o il 10% del cervello: ogni parte ha una sua specifica funzione che è stata identificata dall’encefalogramma.

2. Il peso medio del cervello è di 1,3 chili, e varia in base all’etnia.

3. Il che può sembrare tanto, ma la sola pelle pesa il doppio (quasi 3 chili).

4. La tanto famosa materia grigia è in realtà la parte più piccola del cervello, ed ricopre soltanto la superficie. La parte con maggiore volume è invece la materia bianca, ed è composta da assoni che hanno il compito di collegare le varie parti della materia grigia.

5. Il 75% del cervello è composto di acqua.

6. Il cervello di un neonato cresce di tre volte nel primo anno di vita.

7. I neuroni sono quasi tutti collegati. Pochi sanno che ogni neurone è collegato con quanti: da 1.000 a 10.000!

8. Tanto per restare con i numeri grandi: il cervello è composto da 100 miliardi di neuroni.

9. Il cervello riconosce istintivamente la percezione di sé e degli altri: è per questo che non puoi farti il solletico da solo.

10. Il cervello cresce fino ai 18 anni. Ecco il perché di quella brutta legge che ti dice di non bere grappa fino alla maggiore età!

11. Il cervello usa circa il 20% dell’ossigeno di cui necessiti per vivere. Ed è anche l’organo che tollera di meno la sua mancanza.

12. Se viaggi troppo, il cervello andrà in tilt a causa del jet lag e la tua memoria si ridurrà notevolmente.

13. Tutti sognano, più volte al giorno. Ma c’è chi ricorda i sogni e chi se li dimentica (tipo me).

14. C’è una correlazione positiva fra i viaggi in aereo e i mal di testa: circa il 6% di chi viaggia si becca un’emicrania. Fortunatamente a me non capita, visto quanto prendo l’aereo!

15. Il cervello di Einstein era di dimensione uguale a tutti gli altri, solo la parte che si attiva per i calcoli matematici era più grande del 35% (e non è poco).

16. Le prime testimonianze di operazioni chirurgiche al cervello risalgono a 4000 anni fa, e si facevano proprio come ora: un trapano per perforare il cranio; e no, le anestesie non esistevano (che male). Ma la cosa più incredibile è che, dopo questa operazione, molti sopravvivevano!

17. Il 2% del peso di un uomo è dato dal cervello. Anche se in termini assoluti ci sono animali con encefali più grandi (come l’elefante), nessuno ha una percentuale più alta.

18. Alla nascita, il tuo cervello conteneva già quasi il numero di cellule di un cervello adulto.

19. Così come con l’ossigeno, il cervello riceve il 20% di tutto il sangue che circola in corpo.

20. Uno studio australiano ha dimostrato che i bambini con un amico immaginario sono nella maggior parte dei casi primogeniti o figli unici. Colpa della solitudine?

21. Ogni volta che richiami un’informazione alla mente o pensi a qualcosa di nuovo, crei una nuova connessione fra neuroni. Ecco perchéstudiare aiuta a studiare.

22. Molte persone fanno da 2 a 3 sogni a notte, ma alcune arrivano anche a 6 o 7.

23. Gli studi con l’encefalogramma hanno dimostrato che il cervello è più attivo quando dormi che quando sei sveglio.

24. Tenere il cervello allenato con lo studio gli permette di adattarsi molto più velocemente alle nuove situazioni.

25. I taxisti di Londra, famosi per conoscere tutte le strade della città (che non è piccola, lo assicuro), hanno un ippocampo sensibilmente più grande del normale. Si ritiene che più cose si memorizzano, più quest’area del cervello si espande.

26. Nel 1811 il dottor Charles Bells fu il primo a scoprire che ognuno dei cinque sensi ha una sua area dedicata nel cervello.

27. Non ci sono recettori del dolore nel cervello, quindi non si può sentire dolore in quella zona. Ma di recettori ce ne sono nella calotta cranica (e anche tanti): sono questi che causano l’emicrania.

28. La corteccia celebrale, quella che contiene la materia grigia, diventa più spessa man mano che la usi.

29. Se il tuo cervello non riceve ossigeno per 8 – 10 secondi, perderai conoscenza. Questo è un meccanismo di difesa contro i picchi di bassa pressione.

30. Anche senza spiegazioni, sei in grado di intuire l’umore di qualcuno: questa funzione è svolta dall’amigdala.

31. Il cervello ricorda per associazione. Quindi, se vuoi ricordarti qualcosa, crea dei percorsi logici e connessi fra di loro e con altri tuoi ricordi.

32. Cinque minuti dopo esserti svegliato, ti sei dimenticato il 50% di un sogno. Dopo 10 minuti, il 90% è andato.

33. Ti piace Winnie the Pooh? La Disney ha dichiarato che per i personaggi si è ispirata alle più comune malattie mentali. Riesci ad elencarle? 

34. Dopo la sua morte, il cervello di Lenin è stato aperto e sezionato. Si è scoperto che aveva un numero maggiore di cellule in alcune aree che possono spiegare la sua genialità nel manipolare le persone.

35. L’aspirina, che uso sempre quando ho mal di testa, è stata inventata nel 1899. Ma necessitava della prescrizione di un medico fino al 1912.

36. Ci sono più di 100.000 capillare nel solo cervello.

37. In un ambiente che stimola l’apprendimento, l’abilità di un bambino di memorizzare le cose può aumentare fino al 25%

38. Le informazioni nel cervello possono viaggiare ad una velocità di 430 km/h. Altro che Ferrari!

39. Se ti fischia l’orecchio, sappi che è un’illusione del cervello. A meno che non sia appena tornato dalla discoteca, in quel caso è il timpano lacerato (ma tranquillo, che in poche ore si rigenera).

40. L’odore è il ricordo che si fissa meglio nel cervello. Se associ qualcosa ad un odore, difficilmente te lo dimenticherai. Hmm, il profumo dell’arrosto di mia nonna!

41. Anche i ciechi sognano, ma chi è cieco dalla nascita non sogna immagini (ovviamente). Sono sicuro che almeno una volta nella vita questo te lo sei chiesto!

42. Ogni volta che batti le ciglia, il tuo cervello ricrea un’immagine dell’ultima cosa che hai visto per evitare di farti vedere nero per una frazione di secondo. Scommetto che hai appena provato!

43. Un cervello risalente a circa 2000 anni fa è da poco stato scoperto in Gran Bretagna. Ed è conservato ancora discretamente bene.

44. Nel 1921, Hermann Roschach (dal cognome impronunciabile) inventa il famoso test con le macchie d’inchiostro.

45. Il 12% del cervello è composto da grasso.

46. Il cervello continua a creare nuovi neuroni per tutta la vita in risposta agli stimoli, per rimanere flessibile alle esigenze.

47. Mentre sei sveglio, il cervello sviluppa 20-30 watt. Abbastanza per illuminare una lampadina.

48. Gli uomini e le donne percepiscono il dolore in modo molto diverso.

49. Non si dice sulla punta della lingua, si dice disnomia! 

50. Il 12% delle persone sogna in bianco e nero, gli altri a colori

Sono a metà! Vado a fare un po’ di stretching per le dita.  Mentre mi prendo una pausa, ti chiedo gentilmente di condividere questo articolo su Facebook. Grazie mille in anticipo! E ora, un bel respiro e si continua.

51. Ridere ad una battuta non è un compito semplice: richiede di attivare cinque aree del cervello diverse.

52. Daniel Tammet è l’autistico più intelligente del mondo: le sue capacità matematiche rivaleggiano con quella dei più grandi geni del secolo.

53. Nel 1959, una scimmia è stata spedita nello spazio per testare come il cervello si adattasse alla mancanza di gravità.

54. Leggere ad alta voce e parlare (specialmente con i bambini) migliore le capacità del cervello.

55. Lo sbadiglio può avere 3 significati: noia, sonno o fame.

56. Sì, lo sbadiglio è contagioso, ci sono ricerche a riguardo!

57. I super-assaggiatori sono persone che riescono a riconoscere sapori che un cervello normale non riuscirebbe nemmeno a percepire. Molto utili nell’industria alimentare, vengono pagati un sacco di soldi.

58. È quando si dorme che i ricordi della giornata vengono fissati nella memoria a lungo termine.

59. Mentre dormi il tuo corpo produce un ormone che inibisce il sistema motorio, paralizzandoti. È un’esperienza che può capitare se provi a simulare un’esperienza extracorporea.

60. L’università di Harvard contiene una magazzino con 7.000 cervelli conservati per ricerche scientifiche. No, non è una figura retorica!

61. Le capacità di capire e provare le emozioni sono già sviluppate al momento della nascita.

62. La neocorteccia, che rappresenta circa il 76% di tutta la corteccia celebrale, è quella adibita alle emozioni e alla coscienza di sé. È la più sviluppata in tutto il regno animale.

63. Alcune persone sono effettivamente più freddolose di altre, questo dipende da come i sensori di temperatura della pelle comunicano col cervello.

64. La carenza di sonno potrebbe ridurre la tua abilità a memorizzare cose nuove. Ecco perché è importante imparare adormire bene!

65. Se stai russando, non stai sognando.

66. La mancanza di gravità ha diversi effetti sul cervello, anche se le ricerche in proposito sono lontane dallo spiegare come. Potresti voler aspettare la risposta prima di programmare una gita sulla luna.

67. Keith Jarrett, musicista jazz, ha scientificamente l’udito perfetto: riesce a riconoscere qualsiasi nota.

68. Il senso che si sviluppa prima di tutti gli altri in un feto è il tatto (dopo 4 settimane dal concepimento).

69. I sensi non sono 5, bensì 6: quello mancante è la percezione di sé nello spazio (anche se chiudi gli occhi sai di essere seduto e non in piedi).

70. Il cervello può resistere al massimo 4 – 6 minuti senza ossigeno, poi i neuroni cominciano a morire. Dopo 6 – 10 minuti, si verificano danni permanenti.

71. Le donne ci mettono più tempo a prendere una decisione, ma cambiano meno difficilmente idea.

72. Ben Pridmore riesce a memorizzare un mazzo di 52 carte in 26 secondi. Due carte al secondo!

73. Se ti svegli durante un sogno, è più facile che te lo ricordi. Ecco perché gli incubi si ricordano sempre, dannati loro!

74. La musica migliora nettamente la memorizzazione, sia nei bambini che nel cervello. Ma non mettere su Vasco Rossi quando apri il libro di matematica, quello non fa altro che distrarti!

75. I bambini che imparano due lingue nei primi cinque anni di vita (come in Canada o in Lettonia) avranno da adulti una materia grigia molto più densa.

76. Una febbre troppo alta causa rapidamente la morte dei neuroni. Ma non ti preoccupare di qualche linea di troppo: la temperatura più alta mai registrata è stata di 46,5 gradi.

77. È stato dimostrato che alcune persone sono più portate all’esercizio fisico rispetto ad altre, sotto un fattore psicologico. Ma questa non è una buona ragione per non staccarti mai dalla sedia! 

78. L’estrogeno (ormone presente sia in uomini che in donne) è fortemente correlato con la memorizzazione.

79. Un sogno non ha mai un significato univoco, né letterale. I sogni vanno interpretati tenendo conto anche della situazione e della psicologia della singola persona, ecco perché i libri per interpretare i sogni sono in buona parte buffonate (per essere gentili).

80. Gli abusi sui minori possono provocare danni a lungo termine anche fisici, nella struttura del cervello.

81. Lo stress, quello vero, può provocare l’alterazione di alcune importanti aree del cervello. Meglio prendere la vita con calma!

82. La noia è una sensazione che viene scatenata dalla mancanza di attività, ed è causata dalla naturale voglia che ha il cervello di imparare. Io ne farei volentieri a meno! 

83. L’insulina serve a regolare il livello di zuccheri nel sangue, ma recentemente è stato anche dimostrato che aiuta il cervello a memorizzare.

84. Il caffè ti fa rimanere sveglio perché la caffeina blocca i recettori di adenosina. Sono state anche scoperte sostanze con l’effetto opposto, e vengono spesso utilizzate nei sonniferi da banco (molto poco utilizzati in Italia).

85. In media il cervello fa 70.000 pensieri al giorno.

86. L’ossitocina, l’ormone responsabile dell’amore (brutto da dire ma è così), aiuta anche le persone affette da autismo.

87. La correlazione fra mente e corpo è fortissima. Si stima che il 50 – 70% delle visite in ospedale per problemi fisici derivino da problemi psicologici (non necessariamente malattie mentali).

88. Un team di scienziati giapponesi è riuscito a creare una macchina in grado di proiettare su schermo i sogni di una persona. Certo per ora l’immagine non è molto accurata, ma a volte si riesce a capire cosa rappresenta il video.

89. I mancini e gli ambidestri hanno un corpo calloso (la massa che collega i due emisferi celebrali) più grande in media dell’11%.

90. Uno studio su un milione di studenti di New York (da quelle parti si fanno le cose in grande) ha mostrato che i ragazzi che a pranzo non mangiavano cibi con coloranti, sapori artificiali o conservanti avevano un quoziente intellettivo del 14% superiore. Ora mi chiedo: è il cibo naturale che rende più intelligenti, o è l’intelligenza che porta a mangiare cibi sani? 

91. Le persone tristi, quando vanno a fare shopping, spendono di più di chi invece è felice. Il meccanismo di compensazione porta a cercare di comprare la felicità in questo modo.

92. Il lavoro associato ad un maggior numero di mal di testa è quello del contabile (povero Fantozzi), seguito da librai e autisti di camion e autobus.

93. Il pesce non aiuta a diventare più intelligenti, ma pare riduca del 30% il rischio di contrarre la demenza in età avanzata.

94. Aristotele credeva, erroneamente, che la sede del ragionamento fosse nel cuore.

95. Errore simile per gli antichi egizi, che ritenevano il cuore il contenitore dell’anima. Infatti nell’imbalsamazione conservavano attentamente tutti gli organi, tranne il cervello (che veniva bollato come inutile e scartato).

96. Nella genetica umana sono presenti delle tracce di un’evoluzione che ha portato ad avere una resistenza contro le malattie causate dai prioni, elementi della carne umana. In parole povere, questo significa che nell’antichità il cannibalismo era una pratica molto diffusa.

97. La parola “cervello” viene utilizzata 66 volte nelle opere di Shakespeare.

98. L’emisfero sinistro del cervello controlla la parte destra del corpo, e vice versa.

99. Il profumo di lavanda tranquillizza il cervello, e ti aiuta ad addormentarti.

100. Una patata bollita può ripristinare le funzioni del cervello quando ti senti stanco. E l’effetto dura più del caffè!

101. I mancini stanno aumentando (specie per via della maggiore libertà lasciata ai bambini sulla mano dominante), ma quanto? Nel mondo chi scrive con la mano destra è il 89,6% del totale, con la sinistra il 10,6% e gli ambidestri sono lo 0,34%. Tu in quale categoria rientri?

😘😀 via Mindcheat.

domenica 1 marzo 2015

Criceto Siberiano

Il Criceto Winter White o Siberiano (Phodopus sungorus)

E' originario della parte sud-occidentale della Siberia e della parte orientale del Kazakhastan. La sua lunghezza varia dagli 8 ai 10 cm (i maschi, quando diventano adulti, sono leggermente più larghi delle femmine). D'inverno, in natura, cambia il colore del mantello e diventa bianco. In cattività il mantello tende a essere colorato con una striscia nera in corrispondenza della colonna vertebrale e d'inverno diventa bianco meno che in natura. Colori: grigio, marrone o zaffiro. Gli occhi sono più sporgenti rispetto al Criceto Russo di Campbell. Carattere: è molto curioso e accetta volentieri la presenza dell'uomo. E' la razza più docile di tutte (ovviamente le eccezioni ci sono sempre!), però è più difficile da tenere in mano rispetto al Dorato. In natura vivono fino a 3 anni ma in cattività di solito fino a 2.


(nella foto il mio cricetino completamente bianco che mangia un pezzo di mela. ©*LorySmile*)

Un bambino di 3 anni ricorda la vita passata e fa il nome del suo assassino.

ROMA - Una storia incredibile che ha appassionato migliaia di lettori in tutto il mondo quella di un bambino di tre anni che avrebbe ricordato la sua vita precedente fin nei minimi dettagli, tanto da arrivare ad indicare il luogo esatto in cui fu sepolto il suo cadavere, l'arma utilizzata per ucciderlo e persino il nome del suo assassino. Ambientata nella regione del Golan, al confine tra Israele e la Siria, la storia fu raccontata dal dottor dottorEli Lasch al terapeuta tedesco Trutz Hardo, che a sua volta la riportò in un libro sulla reincarnazione. Non ci sono ulteriori testimonianze sulla veridicità della storia, ma la vicenda ha molto appassionato i lettori anglosassoni, che l'hanno resa virale nell'ultima settimana.

Il bambino in questione sarebbe appartenente all'etnia drusa, che crede nella reincarnazione. Proprio per questo i bambini di tale etnia, raggiunta l'età di tre anni, vengono portati nel luogo della loro vita precedente, se ne conservano memoria. In questo caso, il piccolo si sarebbe spinto ben oltre: avrebbe indicato un punto dove scavare, e proprio lì sarebbe stato ritrovato il corpo di un uomo. Poco distante, quella che doveva essere l'arma del delitto, poiché il bambino sosteneva di essere stato ucciso con un'ascia. Inoltre, il piccolo è nato con una voglia rossa sulla fronte: il punto in cui sostiene di essere stato colpito con l'ascia.
Il fascino della storia aumenta se si aggiunge che il bambino ricordava il suo nome precedente (fatto risalire a una persona data per dispersa quattro anni prima) e l'identità del suo killer. Messo di fronte al presunto assassino, i testimoni avrebbero affermato di averlo visto impallidire, ma non confessare il delitto.

Caricare il cellulare di notte puó far ingrassare.

Nota la connessione tra un cattivo ciclo luce-buio e il metabolismo. Ora una ricerca inglese sostiene che è sufficiente anche la sola luce blu di carica del cellulare per interrompere il sonno.

Una luce piccola, ma persistete e con effetti apparentemente spropositati. Secondo una ricerca della Manchester University, riportata dal Daily Mail, gli apparecchi elettrici che intervengono nei nostri sogni per destarci e rovinarci il sonno sono tanti e talvolta inaspettati. Basta una piccola luce - secondo i ricercatori d'Oltremanica - per portarci a dormire male e, di conseguenza, a rallentare il nostro metabolismo e farci ingrassare. Connessioni logiche apparentemente incomprensibili quelle che lo studio britannico evoca, portandoci da una luce ad un eccesso di adipe, ma il nesso sonno-metabolismo, in realtà, non è affatto nuovo. Il dott. Simon Kyle, uno dei ricercatori dello studio,

C’è un vasto corpo di ricerca che mostra come siamo fatti per dormire la notte al calare del buio e all’incrementare dei livelli di melatonina, così come quando il Sole sorge la melatonina è bloccata dal Sole. Questo ciclo luce-buio è positivo per i nostri organismi al fine di avvertire i cambiamenti nell’ambiente. Così se si comincia a dormire meno o ricevere luce nei momenti sbagliati a tarda notte, questo interrompe la secrezione di melatonina e può contribuire ad alterare il metabolismo. Nelle due ore precedenti il momento di addormentarmi provo a ridurre l’intensità delle luci, questo vuol dire anche assenza di computer, cellulari e tablet che emettono raggi a lunghezza d’onda di luce blu.


La luce blu risulta essere quella più dannosa, poiché la sua traccia nell'occhio è più resistente delle altre. Se basta una piccola spia ad alterare il sonno e dormire male influenza negativamente il metabolismo, le conseguenze di una stanza non perfettamente buia si potrebbero estendere al pericolo di obesità e di diabete.

Svegliati presto!

Il mio lavoro spesso mi obbliga a tornare a casa alle 11 di sera, il che significa andare a dormire non prima di mezzanotte.

La tentazione di sonnecchiare nel letto fino alle 10 di mattina potrebbe essere molto forte, ma non per me. Per me stare nel letto 10 ore significa perdere 3-4 ore ogni giorno, tempo che potrei dedicare ad altre attività più utili.

Come, appunto, dedicarmi a Mindcheats. Scrivere nuovi articoli, migliorare il sito, rispondere alle email (che aumentano sempre di più, per mia grande gioia).

Io mi sveglio alle 6:30 di mattina, ma ho intenzione di portare indietro l’orologio di un’altra mezz’ora a breve. Dormire poco mi fa sentire bene, e paradossalmente più sveglio.

Perché devi svegliarti presto

Lo sapevi che il ciclo circadiano naturale del corpo è di 25? In soldoni, significa che naturalmente tenderesti ad andare a letto un’ora dopo rispetto al giorno prima.

Questo ciclo naturale viene però accorciato a 24 dalla luce che assorbi durante la giornata. Gli stimoli luminosi regolano la produzione di melatonina, l’ormone responsabile del sonno.

Detto in un altro modo, più luce prendi e meno sonno avrai. Ma se dormi fino al pomeriggio, dimezzi la quantità di luce che il tuo corpo può assorbire prima di sera. Vivrai in una specie di jet lagcontinuo.

Il risultato? Ti svegli che hai ancora sonno, perché hai mancato tutta la luce del mattino. Resti assonnato e privo di energia per tutta la giornata.

Ma non riesci comunque a dormire. Non hai recepito abbastanza luce, e il tuo corpo si è assestato sul ritmo circadiano di 25 ore: ti addormenterai un’ora dopo rispetto a ieri.

Tu fai così anche solo per una settimana, e invertirai il giorno con la notte!

Se ti svegli alle 6 di mattina, beneficerai della luce del sole dall’alba al tramonto. Il tuo corpo si regolerà quindi sul ritmo circadiano di 24 ore ore: sarai sveglio di giorno grazia alla regolazione dei livelli di melatonina, e avrai sonno di sera quando calano le tenebre.

Questo ti permetterà di addormentarti velocemente e di dormire meglio ogni giorno.

Come fare a svegliarsi presto

Se vuoi diventare mattiniero ti consiglio di andare per gradi. Non per una questione fisiologica quanto psicologica. Se sei abituato ad alzarti alle 10, anticipare in un colpo solo la sveglia di 4 ore può essere traumatico!

Inizia dalle 8 di mattina, che è un orario più che ragionevole. Anche senza il sonno polifasico gli adulti non devono dormire più di 6-7 ore, quindi puoi andare a letto fra l’una e le due di notte.

Ti va bene come programma?

Con il tempo, puoi portare indietro l’orologio mezz’ora alla volta. Abituati con calma al nuovo orario prima di testare il successivo.

Il tuo corpo si abituerà naturalmente alla modifica imposta. La mente è stata fatta per svegliarsi all’alba, non stai forzando nulla di artificiale! Anzi, stai dando un tocco in più di salute alla tua vita.

Comincerai ad avere sonno alla giusta ora, e non ti resterà che andare a dormire quando sei stanco. A volte sarà prima, a volte sarà dopo, non devi usare un orologio per capire quando ti devi addormentare.

Ottimizza il tuo riposo

La quantità di sonno è una cosa, ma quello che veramente conta è la qualità.

Se passi mezz’ora a girarti nel letto, fai sette micro-risvegli involontari durante la notte, ti svegli un’ora prima per andare in bagno e non riesci bene a connettere fino a mezzogiorno, stai buttando dalla  finestra tutti i vantaggi del dormire poco.

articolo by MindCheats

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