venerdì 12 giugno 2015
lunedì 25 maggio 2015
Psicologia maschile, Toy Story e semplicità.
24 maggio 2015 at 16:26
Parliamo di psicologia maschile e ribadiamo: quando le donne sentono parlare di psicologia maschile, aprono le orecchie, spalancano gli occhi e si mettono sull’attenti. E perbacco, se si parla di psicologia maschile, chissà che grandi scoperte si faranno mai. La psicologia maschile sarà di certo lo strumento per chiarire tutto, per leggere nella mente di un uomo (degli uomini), per riuscire a capire il proprio partner e sedurre un uomo che piace e che interessa.
Come le donne sono interessate alla psicologia maschile, così gli uomini sono interessati alla psicologia femminile. Così come le donne sono interessate a temi del tipo come capire gli uomini, capire un uomo ocapire se gli piaci, allo stesso modo gli uomini sono interessantissimi a capire una donna, capire la mente femminile e a sedurre una donna.
"Gli egoisti sono poveri maestri nell’arte di godere, ignorando la gioia del dare e del darsi. Arturo Graf" Twittalo
Un po’ come se la “lettura nella mente” e la comprensione della psicologia maschile (nel caso delle donne) fosse la soluzione di tutte le questioni calde che riguardano lacomunicazione e la relazione, o di tutti iproblemi di cuore e di amore. Un po’ come se, una volta che si fosse in grado di leggere nel segreto della mente altrui allora sì che sarebbe possibile risolvere conflitti, divergenze e incomprensioni e si eviterebbe di soffrire. In che modo? Forse riuscendo a prevenire i desideri del partner e potendo compiacerlo per tempo e perfettamente (macompiacere gli altri è il più grande errore di relazione che si può commettere, sempre e con chiunque)? O forse la comprensione della psicologia maschile permetterebbe di conoscere i punti “sensibili” dell’altro, le corde da toccare per sedurlo, conquistarlo e tenerelo legato a sé? O magari, ancora, una perfetta conoscenza della psicologia maschile concederebbe il fantastico privilegio di comprendere “per magia” se gli piaci o non gli piaci, eviterebbe di esporsi e di subire l’ignominosa e, per molte, intollerabile onta del rifiuto?
Già, perché mai gli uomini sono tanto ossessionati dal comprendere la psicologia femminile, le donne la psicologia maschile e gli esseri umani in generale quella umana? Come se le persone conoscessero se stesse così bene da potersi spingere tanto oltre da leggere la mente e la psiche altrui… Misteri dell’animo umano, appunto.
Gli esseri umani hanno la fantastica prerogativa di sprecare tempo, energie e risorse in cose inutili e dannose e di non dedicarsi e concentarsi su quel che è davvero importante, significativo e può portare risultati utili e concreti. Pensiamo alle tante signore e signorine che stanno per anni arovinarsi la vita a nel vano tentativo di cambiare uno stronzo in santo, un rospo in principe, un bambinone in persona responsabile. Ma nessuna di loro si comprerebbe un vestito di due misure più grandi e immettibile con l’intenzione di portarselo a casa e modificarlo. Alla faccia della psicologia maschile.
Psicologia maschile: che cosa ti serve fare e sapere
E qui abbiamo un piccolo indizio: se vuoi capire di più della psicologia umana, della mente altrui e della psicologia maschile, un buon punto di partenza è partire da te. Cerca di conoscere te stessa, come funziona la tua mente, quali sono i bisogni che ti spingono a comportarti in un certo modo, in amore e nella vita. Non per niente il mio percorso base, I 7 Pilastri dell’Attrazione, è proprio dedicato a comprendere i propri bisogni – e di conseguenza quelli altrui – per poter sedurre e attrarre la persona giusta, senza soffrire, senza perdere tempo ed energie preziose.
E qui c’è una cautela da considerare (che tu devi considerare) e che è molto importante: comprendere se stesse è fondamentale per instaurare buone relazioni, per molti motivi, ed è fondamantale per capire gli altri, ma, allo stesso tempo, non bisogna commettere l’errore di identificare se stesse con gli altri.Le persone sono diverse, vivono fasi diverse della propria vita, hanno bisogni diversi (spesso che si incastrano perfettamente, come nelle coppie molto affiatate o come nelle coppie molto disfunzionali) e prioirtà diverse. Per cui è molto utile partire da se stesse per comprendere gli altri e totalmente sbagliato partire dalla posizione che gli altri la pensino come noi e che abbiano comportamenti e risposte analoghi ai nostri. Ci vuole molto, molto equilibrio. Ma con l’attenzione, l’esercizio e la pratica si riesce a crescere in tremini di competenza relazionale e di comprensione della psicologia maschile, oltre che della psicologia in generale.
"I pensieri di certe persone sono così piatti da non arrivargli neppure alla testa. Stanislaw Jerzy Lec" Twittalo
Riepiloghiamo. I due punti di partenza essenziali per comprendere gli altri e per conoscere la psicologia maschile sono 1)conoscere se stesse, i propri bisogni, i propri comportamenti 2) togliersi dalla testa il pregiudizio/presupposto che gli altri si comportino come faremmo noi.
Psicologia maschile e paturnie femminili
Infatti, basandosi sul pregiudizio che:“Siccome io la penso così e in questa situazione farei così, non mi capacito che lui non faccia e pensi come farei io” discende che: “questo vuol dire che c’è qualcosa di strano insolito e soprattutto misterioso nel comportamento di un uomo.” E dunque: “la mente maschile e la psicologia maschile sono incomprensibili.”
E non è affatto vero. Per carità, è notorio che la mente umana sia uno dei grandi misteri della vita, ma non esageriamo eh! Non facciamo della psicologia maschile un mistero, quando non lo è per niente! Per capire come funzionano gli umani, e gli uomini – cioè gli umani di sesso maschile -, per quel che riguarda l’ordinaria amministrazione e dunque anche tanti aspetti “basilari” delle relazioni – non è che ci voglia ‘sta grande scienza e ‘sta grande fatica. Tutt’altro.
La piscologia maschile non è poi tanto difficile da comprendere, se ci si tolgono le fette di salame dagli occhi e le fantasie di eroi, cavalieri e principi azzurri dalla testa. Oltre ai punti di cui sopra, serve molto disincanto, tanta osservazione, un po’ di acume (ma non tantissimo) e di obiettività. Il fatto è che, spesso nella mente femminile l’uomo viene rappresentato sempre come se fosse almeno quel paio di gradini più in alto della norma, solo perché in quanto uomo; l’amore viene rappresentato spesso come drammatico, avventuroso e complicato e le relazioni sempre come passionali, coinvolgenti e intricate.
"La gente si circonda di persone superficiali e crea rapporti di facciata perché è più facile, punto. osmin_" Twittalo
Ora, se sei una sognatrice incantata, che crede nel romanticisimo, nella cavalleria e nel principe azzurro, smetti di leggere perché sennò rischi il trauma. Siamo nel 2015, i tempi sono cambiati: è ora che anche tu smetta di pensarla come la tua bisnonna,anche se l’unica cultura sentimentale di facile fruizione al giorno d’oggi è aggiornata al 1800. E idem i “preconcetti” sulla psicologia maschile.
Sto per farti una serie di rivelazioni sconvolgenti: la stragrande maggioranza degli uomini – come la stragrande maggioranza delle donne, mica siamo tanto diversi in questo – sono di una mediocrità imbarazzante; l’amore passionale e tormentato è un’invenzione dell’industria dell’intrattenimento, che ci ha creato la propria fortuna dal giorno che il primo essere umano è apparso sulla terra; molte relazioni sono governate da regole e meccanismi banalissimi. Il fatto è che per vedere le cose come stanno bisogna avere lo sguardo lucido e non offuscato da miti e leggende(sull’amore in particolare). Quindi, poche paturnie sulla psicologia maschile.
Vuoi sapere come comprendere la psicologia maschile? Ripeto e amplio un concetto già espresso nella mia guida gratuita Come attrarre la persona giusta per te in 11 passi (se non ce l’hai, scaricala adesso): osserva gli uomini. Osserva i bambini che giocano al parco (gli adulti sono bambini cresciuti di statura e di età, mica tanto di diverso), i politici che parlano in tv, i gruppi di impiegati al bar in pausa pranzo. Ascolta cosa dicono, guarda cosa fanno, cogli le loro battute. Leggi i romanzi da “uomini”, guarda le pubblicità rivolte agli uomini e il film rivolti a un pubblico maschile, ascolta le interviste a calciatori, corridori, allenatori etc: la mitologia maschile si dispiega chiaramente in tutte queste manifestazioni. Se osservi con obiettività in breve diventerai espertissima e non ti farai più mettere nel sacco.
Se osservi con intelligenza, acquisirai velocemente il giusto livello di cinismo e avrai ben chiaro con chi hai a che fare, nella maggioranza dei casi. Togliti dalla testa la “tua” mitologia sull’ideale maschile e guarda fuori: guarda quello che fanno i calciatori in una partita di calcio. Poi, se proprio vuoi diventare scafata, approfondisci anche le letture delle cronache quotidiane: se si legge con senso critico, si scoprono aspetti affascinanti sui comportamenti umani. Sulla psicologia maschile, come sulla psicologia femminile, peraltro.
E’ di questi giorni il racconto (inquietante e coperto da omertà) di un branco di giovanotti, tutti maggiorenni, che in gita (scusa, si chiama: “viaggio di istruzione”) si sono messi a fare gare di ca**a usando i corridoi di un hotel come gabinetto. Un’eccezione? Ma no, la norma, solo che in questo “viaggio di istruzione”, uno di loro ci ha lasciato le penne e allora qualcosina si è venuto a sapere. Ecco, cioè, quando gli occhi languidi del tuo compagno di corso all’università ti incantano e tu vorresti tanto capire perché lui un po’ ti cerca, un po’ non ti cerca, non farti tante domande sulla psicologia maschile. Tieni presente che probabilmente il soggetto in questione ha la profondità emotiva di un campione di cacche che fa l’eroe svuotando l’intestino sul pavimento del corridoio di un albergo. E tieni in considerazione che questa profondità emotiva e intellettuale se la trascina dietro fino alla tomba, morisse anche a 100 anni.
Questaa è la verità della psicologia maschile, della media del maschio medio. E da lì (dalla competenza che acquisisci lasciando perdere i miti e confrontandoti con la realtà) parti e impara a distinguere, a selezionare, a riconoscere l’uomo giusto dagli uomini sbagliati. Prima di innamorarti, invaghirti, “partire per la tangente”, metti un filtro e usalo. Perché non tutti hanno il cervellone del campione di calcio o di defecazione, ma la maggioranza si aggira su quei livelli, grado più, grado meno. Ti consiglio di evitare i cervelloni cacatori e simili e di concentrarti sugli altri, più rari, ma più preziosi. Ed è un consiglio serio, dato che il cervellone cacatore può essere davvero un uomo molto pericoloso. Anche quando diventato “grande” e “maturo”.
Psicologia maschile: il cestino dei giocattoli
E ora veniamo al più insondabile dei misteri della mente dell’uomo medio, il più segreto dei segreti della psicologia maschile. Sul tema ricevo almeno tre domande al giorno, con piccole varianti: le lettrici mi scrivono sorprese e stupite come se ogni volta si trovassero di fronte alla scoperta dell’acqua calda. La domanda in questione, sempre uguale, anche se formulata con parole diverse è stata sintetizzata magistralmente da una lettrice in un commento di pochi giorni fa sul blog: “… io vorrei capire perchè dopo due appuntamenti andati benissimo, mi ha chiesto di uscire di nuovo lunedì scorso per la terza volta e…..non si è fatto più sentire….:( dovevamo uscire insieme giovedì scorso…..; (nessun messaggio niente di niente). Come posso fare per fare sì che mi cerchi di nuovo?”Le frasi sconfortanti di questo messaggio sono “io vorrei capire” (non c’è niente da capire) e “come posso fare sì che mi cerchi di nuovo?” (ma davvero, ci si può ridurre così per un cervellone di uomo di tal fatta?).
"Stava cercando di costruire una vita che avesse senso con cose che aveva trovato nei negozi di articoli da regalo. K.Vonnegut" Twittalo
Ora, come dicevamo sopra, la medesima questione assume talvolta contorni drammatici e creativi. Giovanotti sessantenni scompaiono dalla sera alla mattina dopo corteggiamenti e frequentazioni pluriennali, altri, magari anche un po’ più giovani, perfino dopo aver figliato. Diciamo che la media del comportamento più diffuso è ilcorteggiamento breve ma intenso (da una settimana a due mesi) e poi la sparizione. Tipico della psicologia maschile.
Quello che irrita di più, in tutto questo, sono le donne che se la prendono e fanno le madonnine in attesa disperata e amorevole del loro cervellone. Giocano alle sedotte e abbandonate, con il partner spaventapasseri. Cioè, qui un po’ di autocritica femminile non guasterebbe, care le mie romantiche Biancaneve. Fatevi furbe, fatevi la vostra vita e cominciate a considerare gli uomini un po’ meno di quanto loro considerano voi. Vedrete che l’amore vero non si farà attendere.
Alle mie clienti di coaching alla medesima domanda, quella sulla sparizione “inspiegabile” (e anche ad altre relative alla psicologia maschile) rispondo con un esempio che poche colgono al volo. Ma che poi, quando, colgono, beh, non ce n’è più per nessuno. Le porte alla comprensione della psicologia maschile si spalancano.
Si tratta di Toy Story (il primo della serie). Toy Story è un fim d’animazione considerato unanimemente un capolavoro.. E’ un film per bambini, molto “avventuroso”, che dice molto dei bambini e della psicologia maschile, dato che i personaggi importanti sono tutti “maschi” e si muovono in una narrazione tipicamente maschile.
La trama vede come protagonisti i giocattoli di un bambino (sono loro i personaggi della storia) e in particolare Woody, l’eroe della vicenda, che, come tutti gli eroi, ha luci e ombre. Ebbene il “pretesto” narrativo è – pare strano – il bisogno di amore e di attenzione.
In particolare il bisogno di amore e di attenzione che Woody sente nei confronti del bambino (Andy) che è il suo “padroncino”. Woody è il giocattolo preferito di Andy e non vuole rinunciare a essere al centro dell’interesse quando Andy dovesse avere giocattoli più belli e più interessanti. Va beh, la trama e lo spunto sono di per sé curiosi e degni di essere approfonditi. Ma il punto non è questo. Il punto è che nel film viene mirabilmente descritto l’interesse potente e istantaneo e poi il disinteresse altrettanto potente e istantaneo che il bimbetto ha per i suoi giocattoli. In un momento, Woody è tutto per lui, cinque minuti dopo, è nulla. Ecco, la psicologia umana e la psicologia maschile non è molto diversa da quella di Andy.
Una settimana fa il tuo conoscente – di cui, pur non sapendo nemmeno chi è tu sei già pazzamente innamorata – ti tempestava di messaggi e ti ha perfino mandato un mazzo di rose rosse in ufficio e oggi non si ricorda nemmeno il tuo nome? Avrà qualcos’altro per la testa. Esattamente come Andy. Non c’è da farla molto complicata, è davvero semplice. Per la stragrande maggioranza degli uomini contemporanei, la stragrande maggioranza delle donne ha meno importanza della cravatta che indossano. Cose e persone, nella loro percezione, non sono diverse. Tutto qui. Prima te ne fai una ragione, prima trovi l’equilibrio che cerchi in amore.
Per ottenere quello che vuoi, anche in amore, devi affidarti a te stessa, alle tue risorse, alla tua intelligenza, alle tue capacità.
giovedì 23 aprile 2015
Il vittimismo delle volte può essere cronico e una patologia da curare!! Se qualcuno dei vostri cari ne è affetto, sappiatelo riconoscere tramite questo articolo!
La vittima non vittimista, prova gratitudine verso chi la aiuta, perché il suo stato emotivo e mentale di dolore è ancorato ai fatti reali che glielo hanno prodotto e non ad intenzioni, seppure inconsce, di “sfruttare” l’altro per difendersi da antiche ferite irrisolte che si porta dietro dall’infanzia.
Il vittimista non riesce a provare gratitudine in quanto considera la relazione affettiva che la gratitudine svilupperebbe come un ambito potenzialmente inaffidabile. Ciò a causa di una mancata elaborazione della relazione primaria con la madre nella prima infanzia, vissuta come inaffidabile per fatti e comportamenti oggettivi e/o fantasmatici.
Provare gratitudine, fidarsi, aprirsi all’altro e quindi lasciarsi aiutare, amare e ad essere amati, nasconde lo spettro dell’abbandono e del tradimento, perciò piuttosto che provare gratitudine e amore per gli altri che vorrebbe aiutarlo, finisce con il trasformare gli altri ingrati, in persone incapaci di comprendere le sue esigenze, il suo amore, la sua bontà, e, naturalmente, i suoi dolori.
Quando non vi sono colpevoli o potenziali carnefici finalizzabili a rafforzare la posizione di vittima, l’aguzzino diventa il destino ed il fato che viene considerato sempre avverso, come se si fosse vittima di una qualche predestinazione demoniaca che condanna alla sfortuna costante. Ed è questo un altro motivo per non fare niente e continuare a lamentarsi. Un altro aspetto tipico dello psichismo delle persone vittimiste, le porta a rimandare, a procrastinare o a non considerare tutte le azioni potenzialmente migliorative della loro condizione, ad un ideale “momento migliore”, che potrebbe anche però, a livello di realtà, non arrivare mai.
Il concetto di vittimismo patologico, definisce una situazione in cui il soggetto, è parte attiva nel creare una condizione di disagio e malessere psicofisico più o meno grave a sé stesso ed è solito poi lamentarsene con gli altri, con lo scopo di svalutarli facendoli sentire impotenti ed incapaci. In tal modo li punisce, e quindi, credendosi vittime si erge assai a carnefice psicologico, spesso, purtroppo di persone innocenti, che non c’entrano nulla, o che addirittura volvano essere di sostegno e di aiuto.
Riassumendo, alcuni punti, notiamo che alcune caratteristiche comuni di base del vittimismo, sono le seguenti: 1) negazione della responsabilità personale; 2) accuse, diffidenza, svalutazione e invidia verso gli altri; 3) focalizzazione in modo rigido sul proprio stare male 4) Dinamiche evasive di manipolazione e sabotaggio della relazione di sostegno e cura.
Dobbiamo sempre aver presente, a livello di consapevolezza umana e terapeutica, che il vittimista, è stato comunque realmente una vittima di processi inconsci infantili, dei quali la madre o le figure di attaccamento primario possono essere più o meno inconsciamente responsabili. Il vittimista non è una persona che finge di soffrire, ma è una persona che soffre moltissimo e che per evitare che questa sofferenza lo conduca alla depressione o alla follia, adotta la disturbata e disturbante strategia psicopatologica del vittimismo.
(Per il momento, per quanto importante per comprendere il concetto di guarigione fatta di sabato per scindere quel legame dal male e quello di ipocrisia, tralascio l’ analisi di questa seconda parte dell’episodio descritto da Luca.)
Un male che come abbiamo detto, in lei si manifestava con i sintomi di una malattia ossea, impedendole di assumere la posizione eretta e di alzare lo sguardo verso l’alto. E la posizione ortostatica, cioè eretta era considerata allora una posizione che distingueva l’essere umano dagli animali, così come il cielo, oltre al suo valore spirituale, era simbolo della ragione e del discernimento. Il cielo, rappresenta infatti la “luce” della mente, contrapposta all’ombra ed all’oscurità, al rapporto primitivo ed esclusivo con la terra. Era come se quella donna, fosse costretta a controllare ed a misurare ogni suo passo.
Questo passo del Vangelo, che ci parla attraverso l’episodio di questa donna “incurvata”, di un’umanità incurvata dal suo legame con satana, cioè, schiava e schiacciata dal peso del male ed incapace di discernere. In altri termini si tratta del peso del rimosso o del rimorso, aspetti archetipici presenti in ognuno di noi, quelli propri dell’Ombra, nei quali covano le nostre rabbie ed i nostri desideri di rivalsa, così come le parti più distruttive da cui ognuno di noi, può essere come posseduto in certe occasioni, fino a condizionare negativamente la coscienza e quindi a renderci agenti del male verso gli altri e verso se stessi.
INTRODUZIONE
Le persone che si comportano in modo vittimistico vivono in una persistente e involontaria sfiducia verso gli altri e verso le possibilità positive della vita, attraverso l’irrigidirsi di meccanismi difensivi disfunzionali. Queste persone possono essere aiutate a migliorare la propria condizione generale di vita e la propria autostima quando si comprendo le ragioni psicologiche profonde del loro disagio interiore che le induce ad accusare gli altri e a non vedere mai le proprie responsabilità. Il recupero dell’autostima è fondamentale per uscire dal vittimismo patologico, ma a tal fine bisognerebbe essere capaci di un minimo di autocritica, cosa che purtroppo non c’è, o al massimo è simulata. Per diverse ragioni il comportamento vittimistico può essere considerato come una particolare forma di ‘narcisismo patologico’ che amplifica l’immagine dell’ego attraverso l’acquisizione di un potere sugli altri basato sulla colpevolizzazione, il ricatto affettivo, l’esaltazione del proprio Io attraverso la sofferenza effettiva, ma anche ingigatita, iperesibita e talvolta simulata.
Tutti noi possiamo subire dei torti, piccoli o grandi, o vere e proprie ingiustizie il che provoca certamente dispiacere, ma non necessariamente il sentirsi ‘sempre vittima di tutto e di tutti’. Il vittimista è convinto di subire torti sempre e da chiunque: nell’ambito famigliare e lavorativo, nella coppia, nell’amicizia.
Generalmente, seppure con grande spirito di sopportazione, possiamo affrontare certe offese con l’aiuto della razionalità, ed anche rivolgendoci ad altri per avere sostegno. Possiamo sopportare soprusi e vessazioni da coloro verso i quali pensavamo di poterci fidare anche volgendo altrove la nostra attenzione creativa e ricettiva, costruendo per noi stessi nuovi impegni, situazioni e relazioni volte a fare del nostro meglio. Inoltre possiamo cercare una riconciliazione con chi ci ha offeso e ferito. Talvolta possiamo anche riconoscere che un torto subito deriva da incomprensioni reciproche; con ciò individuiamo una nostra quota di responsabilità. In ogni caso, seppure entriamo in crisi e ci addoloriamo, è naturale il desiderio e l’impegno per uscire dalla situazione critica, dalla quale ci si vuole liberare.
La persona vittimista invece, di fronte alle difficoltà e alle ingiustizie della vita, quelle piccole come quelle grandi, tende a reagire senza volersi veramente liberare della sofferenza, al fine di trarre da essa una forma patologica di difesa psicologica. Essenzialmente si tratta di una difesa non tanto verso gli altri, quanto verso fattori psichici suoi interni: inconsci disturbanti e risalenti alla prima infanzia. Quindi, in un certo senso, la persona vittimista, piuttosto che voler superare la sofferenza tende a crogiolarsi in essa, a trarne un qualche assurdo vantaggio difensivo/aggressivo.
La persona vittimista non è in grado di riconoscere le proprie responsabilità, e se si cerca di fargliele notare si sente aggredita.
La difesa vittimistica è dunque una difesa dai propri fantasmi persecutori interiori, formatisi nell’inconscio a causa di una relazione disturbata con la madre, e poi con l’ambiente famigliare.
IL PROBLEMA PIU’ TRISTE E DISTURBANTE DEL VITTIMISMO PATOLOGICO, DI CARATTERE CRONICO O TRANSITORIO, E’ CHE SI VEDE SOLO IL MALE E LA DIFFICOLTA’ IN OGNI SITUAZIONE DELLA VITA, COSI’ SI DIVENTA NEGATIVI E SI TENDE A TRASMETTERE AGLI ALTRI TALE NEGATIVITA’ E DI CONSEGUENZA A RICEVERLA INDIETRO. E’ FONDAMENTALE SPEZZARE QUESTO CIRCOLO VIZIOSO, PRENDENDO COSCIENZA DELLA PROPRIA CONDIZIONE INTERIORE OSCURATA DA UN MALESSERE RIMOSSO E INCONSAPEVOLE, AL FINE DI TORNARE AD ESSERE CAPACI DI VEDERE CHE ESISTE SEMPRE ANCHE IL BENE, QUINDI DI POTERLO TRASMETTTERE ED AVERE IL CORAGGIO E LA GIOIA DI VIVERE NELL’ENERGIA DEL BENE, QUALUNQUE COSA ACCADA.
Il sentimento del vittimismo patologico ha una sua corrispondenza con la figura del ‘martire’, solo che il martirio non viene volta ad una qualche nobile causa, seppure con esaltazione e maniacalità, quanto ad esercitare un proprio potere negativo e punitivo verso gli altri, ritenuti in qualche modo responsabili del proprio malessere, per inettitudine ed anche per vera e proprio malignità. La persona vittimista la causa prima del suo malessere sia in essa stessa, ciò corrisponderebbe alla pazzia, ad una mostruosità persecutoria interna dalla quale non saprebbe come liberarsi. Perciò, la persona vittimista, tende a considerarsi sempre oppressa da qualcosa di insopportabile, si sente ostacolata dagli altri e dalle circostanze e di ciò si lamenta continuamente, ma in tal modo si sente rassicurata dall’idea che le forze ‘cattive’ sono al di fuori di se stessa. In prima istanza la lamentela reiterata serve per ottenere attenzioni dagli altri, ma poi questi stessi altri vengono svalutati perché incapaci di consolare. Spesso gli ‘altri’, dopo aver invano sopportato le lamentele del vittimista patologico, riscontrano di non essere di non poter essere di alcuno aiuto, se non come deposito di tali lamentele delle quali devono condividere passivamente il dolore.
Un ‘disturbo psicosomatico’ riconducibile al vittimismo patologico è la cosiddetta ‘scoliosi isterica’ In buona sostanza a causa di tensioni muscolari di natura psicogena vi possono essere distorsioni della spina dorsale che con il tempo, se non curate, tendono a diventare sempre più evidenti. Può però accadere che il vittimisma patologico consideri, più o meno inconsciamente che, favorire una postura nella quale risulta evidente la sua sofferenza, come quella di camminare a capo chino o, come si dice ‘piegato in due’, metta in evidenza costantemente la sua condizione di vittima, traendone i paradossali vantaggi difensivi e quindi psicopatologici dei quali abbiamo parlato. Perciò a lungo andare il disturbo della spina dorsale che tende a piegarsi in avanti diventa sempre più accentuato e si aggrava effettivamente in modo pietoso, dal momento che non solo non è stato contrastato attraverso terapie specifiche alle quali il vittimista con varie scuse si è sempre sottratto, ma anche perché la posizione scorretta è stata accentuata fino a farla diventare una abitudine, considerata come la forma più plateale per ostentare il proprio vittimismo patologico.
E’ alquanto toccante riflettere su un caso di ‘scoliosi vittimistica’ riportato nel Vangelo di Luca, il quale nel narra l’episodio della “Guarigione della donna curva” (Verso 13, 10-17). Avendo presente che ai tempi di Gesù, le donne non avevano diritti, esse erano molto adatte a rappresentare simbolicamente, tutti coloro che erano considerati, per qualche motivo, “gi ultimi”, chiunque vivesse in una condizione di schiavitù non solo fisica ma anche morale. La donna poi, da sempre, viene considerata ricettiva e nelle tradizioni antiche, ciò significava che essa lo era, per sua natura, anche nei confronti del male. Inoltre, dobbiamo considerare che all’epoca, anche gli infermi, erano mal visti, perché essendo sconosciuta l’origine della maggior parte delle malattie, ritenuti come segnati dal demonio. Per questo motivo, né le donne né gli infermi né i deformi, potevano entrare nelle Sinagoghe. Luca narra che un sabato durante il suo viaggio, Gesù stava predicando in una Sinagoga e qui, avvenne un fatto insolito. Infatti, una donna che Luca descrive come “curva in sé” e che “non poteva alzarsi in nessun modo”, da 18 anni, stava ad ascoltarlo. Gesù la vide e la chiamò a sé , quindi le disse : “ Donna, alzati, sei libera dalla tua infermità” e le impose le mani. “Subito quella si alzò” e glorificò Dio.( Luca 13, 10/13)
da Il vittimismo patologico: una riflessione per guarire per i familiari, per i terapeuti e per tutti coloro che vogliono aiutare le "vittime di sé stessi" di Pier Pietro Brunelli e Elisabetta Lazzar.
mercoledì 22 aprile 2015
Apri i Tuoi Chakra con la Meditazione.
Le tecniche di meditazione per riportare l’equilibrio dei Chakra sono varie e numerose, e ognuno di noi è libero di scegliere la modalità che sente più adatta a sé, a seconda dei propri personali obiettivi, esperienze o a seconda delle circostanze in cui si trova.
La meditazione è una delle tecniche più utilizzate per riequilibrare i Chakra perché oltre ad essere efficace, è anche una modalitàsemplice e accessibile a tutti, puoi infatti ricorrere ad essa praticamente ovunque e in qualsiasi momento tu voglia.
Sarà sufficiente trovarsi in un luogo dove puoi eseguire i mudra (particolari posizioni delle mani) e ricorrere all’uso della voce per suoni e canti specifici e potrai riequilibrare i tuoi Chakra con la meditazione.
Esistono anche altre tecniche che prevedono l’uso di pietre e cristalli, o meditazioni più complesse finalizzate al risveglio della Kundalini ( l’energia sacra che risiede alla base della colonna vertebrale tradizionalmente rappresentata da un serpente addormentato, avvolto intorno alla base della spina dorsale in tre giri e mezzo), ma in entrambi i casi è importante rivolgersi a delle persone esperte, come un maestro di Reiki o un istruttore di yoga.
Aprire i Chakra
In questo articolo vedremo più da vicino le tecniche base di meditazione specifiche per ogni Chakra.
Se sai già quale dei tuoi Chakra è più debole e hai familiarità con le tecniche di apertura dei Chakra, puoi direttamente concentrarti sul Chakra interessato, ma in un primo momento, ti consiglio di lavorare sui tuoi Chakra in maniera globale e progressiva, per poi concentrarti in un secondo momento, sul singolo Chakra.
Okay, iniziamo!
Per prima cosa individua un luogo tranquillo e riparato dove puoi praticare le meditazioni senza essere disturbato.
Se ne senti la necessità, procurati una sveglia, di modo da tenere traccia del tempo senza bisogno di guardare continuamente l’orologio, ed evitare quindi di distrarti.
Siediti con le gambe incrociate facendo attenzione a mantenere la schiena eretta e appoggiare le mani sulle ginocchia.
Se non lo hai già fatto assicurati di avere sotto di te una coperta o il tuo cuscino da meditazione.
Ognuna delle seguenti meditazioni deve avere una durata di almeno 7 o 10 lunghi respiri.
Chakra della Radice
Con le mani appoggiate sulle ginocchia, unisci il pollice e l’indice di entrambe le mani, mantenendo il palmo della mano verso l’alto e lasciando libere le restanti tre dita.
Porta la tua attenzione sul Chakra della radice, alla base della spina dorsale, esattamente tra i genitali e l’ano.
Con la voce emetti il suono “LAM“.
Chakra Sacrale
Per passare al secondo Chakra, il Chakra Sacrale, appoggia le mani nel grembo con i palmi rivolti verso l’alto, la mano destra sopra la sinistra, e fai in modo che le punte dei pollici si tocchino leggermente.
Concentra tutta la tua attenzione sul Chakra sacrale, che si trova nella parte bassa della schiena, esattamente all’altezza dell’inguine.
Con la voce emetti il suono “VAM“.
Chakra del Plesso Solare
Porta ora le mani le mani all’altezza dell’ombelico, leggermente sotto al plesso solare, e mantienile nella stessa posizione del Chakra precedente, con i palmi rivolti verso l’alto, la mano destra sopra la sinistra, e le punte dei pollici che si toccano leggermente.
L’attenzione ora è completamente rivolta al terzo Chakra, che si trova esattamente all’altezza del plesso Solare, al di sopra dell’ombelico.
Con la voce emetti il suono “RAM“.
Chakra del Cuore
Unisci ora delicatamente il pollice e l’indice di entrambe le mani, appoggiando la mano sinistra sul ginocchio sinistro e posizionando la mano destra, al centro del petto all’altezza del cuore.
Concentrati sul Chakra del Cuore, esattamente all’altezza del tuo cuore, ed emetti il “YAM“.
Chakra della Gola
Una volta aperto il Chakra del Cuore, puoi passare al Chakra della Gola; intreccia quindi le dita delle mani e unisci i due pollici, tenendoli rivolti verso l’altro.
Focalizza tutta la tua attenzione sul Chakra della Gola, nel punto alla base della gola, ed emetti il suono “HAM“.
Chakra del terzo Occhio
Per aprire il Chakra del Terzo Occhio con la meditazione, porta le mani all’altezza del petto, le dita medie sono distese, rivolte verso l’alto e si toccano, così come i pollici, che però sono rivolti verso il petto. Le altre dita sono piagate e fanno combaciare le seconde falangi delle due mani.
Concentrati sul Chakra del Terzo Occhio, che si trova al centro della fronte, tra le due sopracciglia.
Emetti con la voce il suono “OM“.
Chakra della Corona
Infine, per la meditazione del Chakra della Corona, posiziona le mani all’altezza dello stomaco, contrapponi i due anulari e distendili verso l’alto, intreccia le altre dita, con il pollice destro sotto quello sinistro.
Concentra l’ attenzione sul Chakra della Corona, che è situato nella parte superiore della testa, ed emetti con la voce il suono “NG”.
Prima di procedere con la meditazione relativa al chakra della Corona assicurati di aver eseguito prima la meditazione del Chakra della Radice.
E i tuoi Chakra? Pensi possano essere chiusi o malfunzionanti ?
venerdì 17 aprile 2015
Incoscio e caratteri.
Ecco come il tuo inconscio sceglie al posto tuo: gli 8 eroi
15 APRILE 2015 Di FRANCESCO CRACOLICI
I cani (si, io e Stefano siamo fissati con i cani) sono la versione addomesticata dei lupi.
Non proprio tutti, ma in linea di massima le razze canine hanno come antenato il lupo.
Nella preistoria poteva capitare che alcuni lupi con un’indole molto docile si avvicinassero agli uomini per mangiare i loro avanzi. Se questi lupetti erano così tanto buoni da farsi “addomesticare” dagli uomini, diventavano parte della tribù e fedeli aiutanti. E con il passare delle ere si sarebbero trasformati nei nostri cani.
Non tutti i lupi però si facevano addomesticare, alcuni erano troppo aggressivi e “dominanti” per stare alle regole degli uomini e preferivano morderli. Fin qui niente di nuova, ma continua a leggere per il colpo di scena...
Infatti i lupi, come tutti gli animali che vivono in branchi, hanno un problema:
Se ci sono troppi lupi mansueti allora il branco è inefficenteSe ci sono troppi lupi aggressivi finisce che si litiga in continuazione.
Per questo motivo madre natura, o la selezione naturale, ha fatto in modo che, durante il primo anno e mezzo di vita, ogni lupo avesse sempre solo una di queste due attitudini.
I lupi con una pulsione naturale per il comando, quindi aggressivi e diffidenti.I lupi a cui sta bene l’essere comandati, quindi più mansueti e amichevoli.
La stessa identica cosa avviene negli umani: nel corso della nostra vita sviluppiamo un’indole precisa, per ricoprire un ruolo ideale nella vecchia tribù degli uomini.
In pratica funziona così: ognuno di noi ha in testa un eroe e per tutta la nostra vita il nostro unico obiettivo, in ogni nostra scelta, è quello di assomigliare il più possibile a lui.
A livello inconscio, ogni volta che dobbiamo compiere una scelta ci chiediamo: questo mi aiuterà a diventare il mio eroe?
Ci sono in totale otto tipi di eroi, e ognuno di noi si identifica con uno di questi.
Proprio come i lupi, per garantire che i “branchi di umani” fossero equilibrati, con il giusto numero di leader e il giusto numero di seguaci, la natura ha fatto in modo che ognuno di noi avesse il bisogno di ricoprire uno di questi otto ruoli.
“Il mondo è bello perché c’è un solo Dalì, un solo Picasso ed un solo Einstein. Se ci fossero 300 Dalì, Picasso, e Einstein il mondo sarebbe un inferno”
– Salvador Dalì
E no, non è una teoria ignota o che ho inventato io, è una delle basi della cultura contemporanea. Questa teoria la insegnano:
A tutti gli sceneggiatori di serie tv, fumetti e film. Se non ne sei al corrente difficilmente verrai assuntoIn molte tra le scuole di vendita più famose del mondo Nelle più grandi agenzie pubblicitarie degli Usa.
E’ molto probabile che leggendo ti riconoscerai in almeno uno degli otto eroi. E no, non c’è ne uno migliore di altri, e nemmeno uno più scarso, si tratta di pulsioni diverse che sono scritte nel nostro DNA.
1 – I 4 membri Alfa
I primi 4 eroi che ti sto per fare vedere hanno una naturale propensione al comando. Le persone con questo tipo di “archetipo” in testa non hanno problemi a farsi valere, o a mettersi in mostra, anche a costo di litigare. Si concentrano sempre sul loro obiettivi e sopratutto raramente parlano di quanto hanno “faticato”. Solo il 25% circa delle persone ha in testa uno di questi eroi.
In ogni serie TV di successo, dagli anni 70 in poi (anche italiana) se ci sono 4 protagonisti ognuno di loro rappresenta un Eroe.
Anche A team
2 – I 4 membri Beta
A differenza dei primi questi non hanno ambizione di comando, o di superare chi gli sta attorno, preferiscono stare più tranquilli. Proprio come i lupi più docili stanno bene con tutti, non litigano quasi mai, anche se hanno qualche problemino in più nel fare scelte. Gli Alfa si concentrano sul risultato, i Beta sul processo. Per fare un esempio, se chiedi a qualcuno “come va all’università?”
Un Beta si concentra sul processo, quindi ti dirà “studio tanto”Un Alfa si concentra sul risultato quindi ti dirà ” Ho dato 3 esami”
Ti ripeto che non c’è nulla di male nell’essere Alfa o Beta, vediamoli nel dettaglio
Alfa 1: Il comandante
Alcuni di noi hanno una pulsione naturale per cercare di essere sempre i migliori. L’obiettivo di chi ha un eroe “comandante” è quello di essere il migliore, di avere prestigio, di farsi valere sempre e spessonon accettano di avere torto.
La paura di queste persone è quella di essere inferiore agli altri, di essere superato e battuto, e nella preistoria queste persone erano i capi-tribù.
ALFA 2: La Lady Gaga
La neo-regina del pop una volta ha indossato un vestito fatto di carne, praticamente è unica. Le persone di questa categoria hanno sempre accanto un eroe che impone di essere unici.
Non temono le novità, la loro più grande paura è essere comuni, indistinguibili, vogliono essere diversi dagli altri a tutti i costi. Non migliori, ma unici. Nelle nostre antiche tribù queste persone erano quelle che sperimentavano tutto ciò che potevano, e spesso erano gli “originali” e per via della loro imprevedibilità erano spesso i capi delle varie tribù.
Alfa 3: I 30 e lode
Alcune persone studiano per il piacere di sapere e se il tuo Eroe è un 30 e lode sei uno di questi. Il loro Eroe vuole dimostrare al mondo di essere all’altezza e l’unico modo che ha per farlo è far vedere quante cose sa. Deve far vedere al mondo che la sa lunga.
Gli interessano i dettagli, sa e dimostra di sapere, e ha una sola grande paura: non essere abbastanza preparato; nella tribù questo individuo era uno studioso, oppure un inventore.
Alfa 4: Il signor Scrooge.
In “Xmas Carol” di Dickens il protagonista è il signor Scrooge, ovvero uno ricco ma ancor più tirchio. Se il tuo eroe è Scrooge vuol dire che non hai problemi a fare sacrifici per una causa superiore, e il tuo fine principale è risparmiare in vista di qualcosa di più importante.
Questi erano i guerrieri della tribù, quelli che, pur di difendere il proprio popolo, passavano notti insonni e pasti a base di vermi. Oppure organizzavano le risorse dell’accampamento.
Beta 1: L’orso abbraccia tutti
Passando a coloro che non hanno più l’istinto del comando, il primo è l’orso abbraccia tutti. L’obiettivo di questa persona è fare tutto in funzione delle persone che ama e vuole bene. Se compie una scelta vuole che questa vada a vantaggio di chi gli sta vicino. Praticamente il partner perfetto.
Beta 2: L’insicuro
La maggior parte delle persone ha questo Eroe impresso in testa, e la sua più grande paura è sbagliare, è essere insicuro. Così compiono una scelta solo se sono sicuri al 500% che non sia un flop. Se non riconosci l’eroe di qualcuno è molto probabile che sia un insicuro.
Beta 3: Quello della sveglia alle 13
Lo stimolo di questa persona è quello di esser comodo e tranquillo. Nessuno problema, nessuna preoccupazione e nessuna bega: questo è il suo ideale.
Hakuna Matata, insomma.
Vuole diminuire al minimo i suoi problemi e ha paura delle cose troppo complesse da fare.
Beta 4: Il risparmiatore
Questo tipo di persona è legata al risparmio. Non si tratta di qualcuno che vuole tanti soldi, ma di uno che fa di tutto pur di non perdere i suoi. Ha una sola paura: perdere le sue risorse.
Conclusione
Ok abbiamo finito, ci tengo a dirti che, anche se molte persone hanno due o più eroi, c’è sempre uno preponderante.
La prossima volta che incontri qualcuno,allenati a capire subito se si tratta:
Di un Alfa che ha una tendenza ad essere leaderDi un Beta a cui non importa di essere leaderSe non ha assolutamente alcun problema nel fare sacrifici per una causa più grande è uno ScroogeSe noti che ha qualcosa di molto originale che lo distingue è un Lady GagaSe vuole emergere attraverso la sua conoscenza è un 30 e lodeSe il suo obiettivo è essere il più figo stai certo che è un ComandanteSe fa tutto in funzione dei suoi cariSPOSALOL’eroe della maggior parte delle persone è uno che desidera solo la sicurezzaSe odia le cose complicate è un comodistaSe è disposto a tutto pur di risparmiare qualche soldo è un risparmiatore
Ogni volta che capisco l’eroe di chi mi sta di fronte, mi basta allinearmi a come ragiona per subito entro nelle sue grazie.
Divento meritevole di fiducia, affascinante e sopratutto la gente mi segue.
Per questo ti propongo una sfida: per la prossima settimana allenati a riconoscere gli Eroi di almeno 10 persone, e in ben che non si dica sarai il più simpatico che abbiano mai visto.
E tu in quale profilo ti riconosci? Fammelo sapere qui sotto nei commenti!
domenica 12 aprile 2015
Come meditare: la mia esperienza pratica.
Consigli pratici su come meditare e trarre benefici da questa pratica millenaria.
“Giocare a Tetris per 15 minuti è la miglior pratica meditativa che conosca.”
Ezra Koenig.
Ho tenuto a lungo questo post tra le bozze. Mi sono spesso chiesto: “chi sono io per dare lezioni sul come meditare?“, “ci sono troppi pregiudizi sulla meditazione, molti lettori storceranno il naso“, “come faccio a rendere pratico un argomento così complesso?“. Insomma: stavo procrastinando.
Alcuni commenti sulla pratica meditativa all’articolo sull’Archetipo del Guerriero, mi hanno fatto capire che era arrivato il momento di affrontare questo argomento essenziale per il nostro percorso di Crescita Personale. In questo articolo ho cercato di sintetizzare l’esperienza che ho maturato negli ultimi 5 anni sulla meditazione, in particolar modo:cos’è la meditazione, perché dovresti iniziare una pratica meditativa ed alcuni consigli molto pratici su come iniziare a meditare.
Cos’è la meditazione
Ammetto di aver avuto molti pregiudizi sulla meditazione prima di iniziare a praticarla con costanza. Consideravo la meditazione una di quelle mode passeggere, robaccia new-age, senza alcun risvolto pratico. Non potevo avere più torto.
Indubbiamente la meditazione è una pratica millenaria legata a religioni come Buddhismo o Induismo, ma la verità è che le pratiche meditative possono essere ritrovate negli ambiti più disparati, dalle religioni occidentali (la preghiera è meditazione), all’arte, fino alle più recenti applicazioni nella lotta allo stress. La meditazione ha una sua storia, ma non per questo deve avere un’etichetta. Da questo punto di vista, apprezzo la definizione di Wikipedia.
La meditazione è, in generale, la pratica di concentrazione della mente su uno o più oggetti, immagini, pensieri (o talvolta su nessun oggetto) a scopo religioso, spirituale, filosofico o semplicemente dimiglioramento delle proprie condizioni psicofisiche.
Fonte: Wikipedia.
Ora che ci siamo liberati da alcuni dei più annosi pregiudizi sulla meditazione, probabilmente ti starai chiedendo: “ma perchédiamine dovrei perdere tempo con la meditazione?! Ho una vita molto impegnata IO, non sto mica qui a pettinare le bambole!“
Perché dovresti meditare
Meditare con in mente un obiettivo è di per sé errato. Se proiettiamo la nostra mente in un futuro prossimo, riempiendola di aspettative di fatto NON stiamo meditando. La meditazione deve infatti aiutarci a riportare la nostra mente e la nostra attenzione nelmomento e nel luogo presente, ovvero deve aiutarci a raggiungere quella che ho definito la Quiedora.
Detto questo, è innegabile che la meditazione abbia molteplici benefici a breve, medio elungo termine, dimostrati da numerosi studi scientifici. Di seguito ti ho riportato i 3 principali benefici che potrai trarre da un pratica meditativa costante:
Maggiore concentrazione. Molti considerano il tempo la risorsa più preziosa; in verità il tempo è la risorsa più democratica che esista: ne abbiamo tutti a disposizione 86.400 secondi al giorno. La vera risorsa scarsa oggi è laconcentrazione. La mente umana tende ad essere facilmente distratta. Data una specifica attività, la nostra attenzione si dimezza dopo 15-20 minuti, per annullarsi del tutto dopo circa 40-45 minuti. Questo fenomeno prende il nome di “decremento di vigilanza” ed è il motivo per cui una sessione di studio non dovrebbe mai durare più di 45 minuti. Da uno studio condotto da K.A. MacLean dell’Università della California, è emerso come la pratica meditativa sia in grado di contrastare il fenomeno del “decremento di vigilanza“. La meditazione, infatti, abitua la nostra mente a mantenere la concentrazione per periodi prolungati. Tali principi sono alla base di tecniche di concentrazione, come ad esempio la Tecnica del Mandarino.Rafforzamento del sistema immunitario. La meditazione è in grado di ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, presenti nel nostro organismo: ne conseguon effetti benefici sul nostro sistema immunitario. Tuttavia, numerosi studi hanno dimostrato come la meditazione abbia un impatto ben più esteso. Molto interessante è ad esempio il notevole incremento di anticorpi nei partecipanti del programma Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR). Insomma meditare può avere impatti concreti sulla tua salute.Miglioramento della memoria. La meditazione è in grado di modificare letteralmente il nostro cervello. Unostudio congiunto condotto dai ricercatori di Yale ed Harvard ha dimostrato come la meditazione sia associata ad un incremento della materia grigia in quelle regioni del nostro cervello collegate all’apprendimento e alla memoria. Meditare ti rende più intelligente. Non a caso ho riportato all’interno della guidaStudia meno, Studia meglio alcune tecniche di respirazione, basate sui principi della meditazione, in grado di rafforzare la tua mente e riportarla allo stato ottimale per lo studio.
Spero di non averti annoiato con i riferimenti ai diversi studi scientifici, ma è di fondamentale importanza che tu ti convinca della concretezza e dell’efficacia di questa pratica, spazzando via qualsiasi pregiudizio. Adesso però, è arrivato il momento di metterci in azione e scoprire: come meditare nella pratica.
Come meditare
Esistono decine di differenti forme di meditazione ed altrettante tradizioni meditative. In questo post ho deciso di riportarti la pratica meditativa che personalmente ritengo più semplice edefficace, nonché scevra (‘mazza come parlo raffinato oggi) di etichette di alcun genere: lameditazione mindfulness. Ecco alcuni consigli pratici per la tua prima sessione di meditazione:
Siediti comodamente, ricordandoti però di tenere la schiena ben eretta. Puoi sederti su una qualsiasi sedia o se preferisci puoi sederti a terra, assumendo la classica posizione del loto (con le gambe incrociate, come in fotografia). Inizialmente ti consiglio di assumere la posizione del semi-loto, in cui un solo piede è appoggiato alla coscia opposta, mentre il secondo si trova sotto l’altra coscia. Personalmente ho notato dei benefici utilizzando un cuscino da meditazione.Trova la postura corretta. La postura influenza profondamente la qualità della pratica meditativa. Per trovare il giusto assetto prova a dondolarti a destra e sinistra, avanti ed indietro, finché non trovi il tuo punto di equilibrio. L’addome deve essere leggermente sporgente, la testa deve spingere verso l’alto, con il mento rientrato ed il naso in linea con lo stomaco. Nel corso della meditazione la bocca deve rimanere chiusa, con la lingua appoggiata al palato. Inizialmente questa posizione può apparire molto artificiosa, ma con la pratica diviene estremamente naturale.Raccogli le mani in posizione zazen. Durante la meditazione le mani sono raccolte ed appoggiate sui piedi, la sinistra sotto la destra, con i pollici che formano una linea orizzontale ed i mignoli che sfiorano l’addome (vedi foto).Socchiudi gli occhi. Gli occhi non devono essere né aperti, per evitare le distrazioni, né chiusi, per evitare di… addormentarsi! Tienili leggermente socchiusi e rivolti verso un punto del terreno a circa un metro di distanza.Concentrati sul respiro. Ora che hai trovato la posizione corretta, concentra la tua attenzione sul respiro. Non forzarlo, limitati ad osservarlo. Senti l’aria che entra nei tuoi polmoni e poi lentamente esce. Ben presto ti accorgerai come mantenere la concentrazione su una cosa così semplice e naturale come il respiro non sia affatto… semplice. La tua mente inizierà a vagare, magari ricordandoti gli impegni della giornata. Non preoccuparti, è naturale. Senza forzature, riporta la tua attenzione al respiro, limitandoti ad osservare dall’esterno i tuoi pensieri.Utilizza un mantra. Per aumentare la tua concentrazione sul respiro, puoi utilizzare un mantra. Un mantra è una breve frase, che ripetiamo più e più volte. Sincronizza il mantra al tuo respiro. Tra i mantra più utilizzati nel corso della meditazione vi è il classico “Ham-Sa“. Questo è un mantra naturale, in quanto riproduce il suono del nostro respiro, dove “ham” viene ripetuto mentalmente durante l’inspirazione e “sa” durante l’espirazione. Un altro mantra molto diffuso è il “So-Hum” (la cui pronuncia è: “So-Am”), che in sanscrito significa “Io sono questo”, dove questo è l’intero universo. Anche in questo caso il mantra va sincronizzato con il respiro: il “So” è pronunciato mentalmente durante l’inspirazione e l'”Hum” durante l’espirazione. Se poi sei uningegnere puoi utilizzare come mantra i numeri! A parte gli scherzi, un’altra tecnica per mantenere la concentrazione sul respiro è proprio quella di contare fino a 10 (dove i numeri dispari sono le ispirazioni ed i pari le espirazioni) e poi ricominciare da capo.Trova la tua durata ideale. Parliamoci chiaro, qui nessuno è un monaco zen che può dedicare alla meditazione intere giornate, eppure è opportuno dedicare a questa pratica un tempo sufficiente. L’ideale sarebbero due sessioni di meditazione (una al mattino ed una alla sera) di 15-20 minuti ciascuna. Ma è giusto che ognuno trovi la sua durata ideale, per farlo esiste un piccolo trucchetto: nel corso della meditazione avrai la tentazione di smettere ed alzarti. Invece di cedere al primo impulso, limitati ad osservarlo per 3 volte, riportando l’attenzione al tuo respiro. Alla terza volta, concludi pure la tua meditazione, ritornando lentamente ai tuoi impegni.
That’s it! Ti aspettavi qualcosa di mistico, profondo o segreto?! Mi spiace averti deluso, ma la meditazione è quanto di più naturale possa esistere. Non solo, quella cha abbiamo visto è la meditazione “formale“. In realtà, puoi entrare in uno stato meditativo in qualsiasi situazione ed in qualsiasi contesto, riportando la tua attenzione sul respiro ed osservando in maniera distaccata pensieri ed eventi esterni. Oltre ai benefici citati, ti accorgerai nel tempo come la meditazione riservi per te altri preziosi tesori.
Mi auguro che questo articolo ti abbia incuriosito quanto basta per iniziare la tua pratica meditativa questa settimana stessa. Prova e poi lasciami un commento. Buona giornata. Andrea.
Ps. Con soli 5 anni di meditazione alle spalle non mi ritengo affatto un esperto, ed in questo articolo ho cercato di condividere semplicemente i miei studi e la mia esperienza personale. Se questo argomento ti ha affascinato ed intendi approfondirlo, ti ho linkato di seguito alcune risorse che ho utilizzato per avvicinarmi a questa pratica:
Il Manuale di Meditazione di Claudio Lamparelli.L’app Headspace per iOS e Android.
Mi auguro ti siano utili. A presto.
Foto tratte da Google Immagini.
Come vivere con più leggerezza.
Imparare a prendersi meno sul serio non è superficialità, ma un'arte che permette di investire sulla qualità della vita
Per alcuni è facile, per altri può essere un percorso da imparare con fatica nel corso della vita: la verità è la leggerezza dell'anima e la nostra voglia di affrontare le cose con un sorriso sono messe a dura prova dagli impegni e i ritmi stressanti delle nostre giornate. Imparare a prendere il mondo meno sul serio non è impossibile. Innanzitutto esercitati a vivere con più elasticità verso ciò che fai.
1) Secondo un’indagine statunitense, le persone utilizzano in media il 20% di ciò che possiedono: l'80% è l'ingombro di oggetti che tendiamo a non usare, ma di cui non riusciamo a fare a meno. Prenditi un week end per trasformare casa: vecchi cassetti, bauli, ripostigli strabordanti ti permetteranno un viaggio nel passato da cui riemergere un po' più leggeri. Consigliati due sacchi, in cui riporre, rispettivamente, le cose da buttare e quelle che possono servire agli amici.
2) L'armadio merita un discorso a parte, perché i vestiti non rappresentano semplicemente ciò che serve a ognuno di noi per uscire o andare al lavoro: al look appartengono capitoli di vita in cui viene a galla una faccia di noi completamente diversa da un anno all'altro. Sbircia nel guardaroba e chiediti: cosa non fa più parte di me? L'immagine che abbiamo di noi stessi cambia costantemente. Prova gli abiti che non indossi da tempo, elimina quello che non va più bene o ciò che, semplicemente, non ti fa sentire bene nella tua pelle. Puoi preparare un sacco con i vestiti che potrebbero piacere a familiari e amici. Scegli chi vuoi essere nel presente e lascia andare il passato.
3) Prova a pensare al modo in cui sviluppi le relazioni nella tua vita, ti dirà molto del modo in cui sei capace, o incapace, di creare relazioni basate su libertà, leggerezza, entusiasmo. Ci sono amici a cui siamo molto legati, che, tuttavia, finiscono con il riversare su noi continue frustrazioni, problemi, rabbia, magari con telefonate o chiacchierate interminabili: inizia a sottrarti, con gentilezza e, se all'inizio vuoi usare una certa diplomazia, una scusa. Sia l'amore, sia l'amicizia sono costruttivi quando ti permettono di respirare, sentirti libero di seguire le tue inclinazioni e desideri, esprimerti senza difficoltà.
4) Il tentativo di controllare costantemente tuttoavvelena il lato più vitale e imprevedibile dell'esistenza. Non è possibile prevedere la vita. Viviamo in una società costantemente in corsa verso obiettivi e traguardi: impara a comunicare con i tuoi desideri, poniti pochi ma sostanziali mete, che ti permettano di aver presente quali sono i valori in cui credi e ciò di cui hai bisogno per sentirti bene. Nello stesso tempo, allenati a vivere anche il lato sorprendente delle giornate e prova a prendere gli imprevisti come un dono, invece che qualcosa contro cui arrabbiarti.
5) Molta della nostra frustrazione arriva dai giudizi continui con cui mortifichiamo noi stessi e gli altri. Prova a pensarla così: nello stesso modo in cui tu fai delle scelte secondo ciò che ti detta il cuore o in linea con il tuo modo di ragionare, gli altri, allo stesso modo, sono guidati dalle loro esperienze di vita, spesso radicalmente differenti dalle tue. Nel corso della giornata, prova a rimanere attento ai momenti in cui dai giudizi: ti accorgerai quanto siano numerosi, costantemente. Se solo sapessimo di più della vita altrui, sarebbero decisamente meno i giudizi che ne diamo.
6) Qualcuno ti ha fatto arrabbiare o riesce sempre a innervosirti? Smetti di giustificarti e nello stesso modo smetti di convincere gli altri. Lo facciamo di continuo, eppure interrompere questo meccanismo è rivoluzionario. Spiega la motivazione delle tue azioni, nel momento in cui ti viene richiesto, ma non prendere a cuore il tentativo sotterraneo di cercare di convincere qualcuno a ragionare o agire in modo diverso. Cercare di far diventare gli altri uguali a noi stessi è una delle più grosse fonti di infelicità e frustrazione.
7) Allenati a creare momenti di piacere e bellezzaall'interno della tua vita. Non servono grandi disponibilità economiche o una vacanza ai Tropici: si tratta di rendere ogni giorno più interessante e viva la tua esistenza grazie a ciò che ami. Cinema, una cena cucinando con gli amici, la domenica al parco o una pausa pranzo da trasformare in picnic, sono moltissime le piccole sorprese con cui rallegrare te stesso e chi ti circonda.
8) Giusto o sbagliato, positivo o negativo sono solo opinioni sulle conseguenze che certi eventi hanno nella nostra vita. Le cose accadono: possiamo cercare di ragionare, interpretare o scovare mille motivazioni tali da giustificarne l'esistenza, ma in realtà non sappiamo il perché di certi avvenimenti. Guardare i fatti dandone un giudizio solo in relazione di ciò che essi comportano per la nostra vita non ti aiuterà a affrontare meglio le cose. Più ti eserciterai a osservare le cose prendendole da una certa distanza, più i tuoi giudizi sul mondo e sulle persone progressivamente tenderanno a sgretolarsi.
9) Evita di rendere problemi e difficoltà più grandi di ciò che siano. Impara a rimpicciolire l'importanza delle situazioni negative e a trasformarle in una risorsa con cui attuare dei cambiamenti alla giornata o alla tua vita. Essere vivi significa continuare a esercitare il nostro dinamismo e la nostra capacità di adattarci al flusso dell'esistenza.
10) Quali sono le zavorre emotive di cui sei vittima? Storie d'amore finite male, rapporti di lavoro burrascosi, relazioni nella famiglia che creano dolore: concediti una serata libera in cui sdraiarti in un posto comodo di casa e ripensare a tutte le persone che hanno fatto, o che ancora sono parte della tua vita. Di ognuno pensa a ciò che ti trasmette, chi riesce a darti il buon umore anche in una giornata no e i rapporti che avvelenano, consciamente o no, la vita. Non esiste un modo definitivo per superare gli eventi che hanno creato dolore nella nostra vita, ma iniziare a vederli con lucidità ti aiuterà a lasciarli andare. Non è possibile cambiare il passato, ma puoi iniziare a scegliere il tuo presente. Da adesso.